SALUTE
Antibioticoresistenza
AIFA: "Disastro terapeutico se gli antibiotici non funzionano"

Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, le infezioni da antibiotico-resistenza uccidono ogni anno circa 50.000 persone negli Stati Uniti e in Europa, e si tratta di una tendenza crescente. La resistenza batterica agli antibiotici è in aumento in tutta Europa, compresa l’Italia, che è uno dei Paesi caratterizzati dai livelli più elevati di resistenza a questi medicinali.
L’AIFA ha cercato di contrastare in questi anni le cattive abitudini di consumo, con diverse Campagne di comunicazione rivolte ai cittadini e agli operatori sanitari. Una maggiore consapevolezza nella prescrizione e nell’assunzione di antibiotici ha consentito di ottenere risultati positivi e incoraggianti in termini di riduzione dei consumi nel nostro Paese, ma siamo ancora lontani dai livelli di appropriatezza auspicati. L’abuso ha infatti accresciuto in questi anni la resistenza batterica, rendendo gli attuali antibiotici meno efficaci. La battaglia globale contro le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici richiede strategie comuni e iniziative integrate a livello politico-economico, industriale, scientifico e culturale. Si deve agire su più fronti: indagare le cause e i meccanismi dell’antibiotico-resistenza, correggere i comportamenti impropri, prevenire e ridurre l’incidenza delle infezioni evitabili, sviluppare e rendere disponibili terapie innovative e sempre più personalizzate.
Scoprire nuovi farmaci è oggi una grande sfida scientifica. D’altra parte, proprio i risultati straordinari ottenuti in passato dai farmaci di sintesi tradizionali nel contrasto alle infezioni batteriche hanno di fatto smorzato per decenni l’interesse delle aziende verso questa categoria di medicinali. A partire dagli anni Settanta, il numero di nuovi antibiotici si è costantemente ridotto. Solo di recente si sta assistendo a una inversione di tendenza grazie soprattutto alla lungimiranza e all’impegno di piccole e medie imprese che hanno investito, con risultati apprezzabili, in una sorta di “terra di nessuno” originata dal disinteresse delle grandi aziende farmaceutiche. Queste, infatti, per anni hanno dirottato risorse umane e finanziarie in ambiti di ricerca ritenuti più remunerativi, come quelli dei farmaci oncologici e dell’apparato muscolo-scheletrico. I dati BioPharma rivelano che le piccole e medie imprese sono responsabili di un terzo degli antibiotici in attualmente in fase di sviluppo. Oggi si iniziano a cogliere i primi frutti, ponendo le basi per ampliare e potenziare la ricerca in questo campo.
I nuovi approcci, focalizzati al contrasto dei batteri più resistenti, includono sia prodotti di sintesi chimica che prodotti naturali diretti a specifici meccanismi di resistenza. Un terreno di interesse comune sembra essere quello degli antibiotici a spettro molto ristretto e mirati a patogeni specifici, in quanto si ritiene promettente sfruttare le differenze nella fisiologia e nei meccanismi di virulenza per lo sviluppo di trattamenti sempre più personalizzati.
Dopo due decenni di interesse marginale da parte delle aziende farmaceutiche, le sostanze naturali – interalia - stanno tornando ad essere una fonte preziosa per la scoperta di nuovi antibatterici, anche grazie alle strategie di screening, che sfruttano i recenti progressi della tecnologia, e agli approcci genomici e metabolomici in grado di potenziare i tradizionali metodi di studio. Altri principi attivi contro i batteri resistenti agli antibiotici possono essere individuati tra i composti pre-esistenti: le classi di antibiotici di recente introduzione - oxazolidinoni, lipopeptidi e mutilinici - sono state infatti scoperte già vent'anni fa, ma non ulteriormente sviluppate per via dei tanti antibiotici disponibili in quel momento. Con l'eccezione dei carbapenemi, tutti gli antibiotici approvati tra il 1960 e il 2000 erano derivati sintetici di composti esistenti. Ulteriori punti di partenza per lo sviluppo di nuovi antibiotici potranno essere i peptidi antimicrobici o gli aptameri.
I sentieri di ricerca sono quindi diversi e, in alcuni casi, potenzialmente promettenti. L'esperienza acquisita negli ultimi 20 anni suggerisce tuttavia che il mercato da solo non è in grado di risolvere il problema connesso alla carenza di ricerca e alle difficoltà di sviluppo di nuovi antibiotici. È necessario che gli scienziati, i politici, l’Industria e la società nel suo complesso lavorino insieme a livello nazionale e sovranazionale individuando modelli appropriati di incentivazione per l’Industria, promuovendo la collaborazione tra pubblico e privato, coinvolgendo fondazioni e università, sostenendo e ottimizzando le sperimentazioni cliniche.
L’impegno delle istituzioni che si occupano di salute è anche rivolto, come detto, a modificare comportamenti e abitudini radicati e dannosi. L’AIFA crede molto nella sensibilizzare di pazienti e operatori sanitari. Come tutti i farmaci, gli antibiotici vanno assunti sempre nei tempi e nelle modalità indicati dal medico. È importante evitare il ricorso all’autocura, interrompere spontaneamente la terapia, assumere dosi diverse da quelle indicate, perché ciò può avere effetti sia sull’efficacia della cura sia sullo sviluppo dei batteri resistenti. E bisogna sempre ricordare che gli antibiotici non curano le malattie virali e che il raffreddore, l’influenza e altre affezioni virali dell’apparato respiratorio possono essere valutate solo dal medico, cui spetta identificare la natura virale o batterica di un’infezione e indicare di volta in volta la terapia idonea.