MONDO
Appello alla comunità internazionale
Afghanistan, Fronte unito resistenza: "Fermare genocidio nel Panshir. Governo illegale"
Fronte di resistenza: "Governo illegale". Cina: "Governo passo necessario per ripristino ordine interno"

Ieri i talebani hanno annunciato il nuovo governo ad interim in Afghanistan, guidato da uno dei loro fondatori, il mullah Mohammad Hassan Akhund; il co-fondatore talebano mullah Abdul Ghani Baradar è il suo vice e nel governo provvisorio ci sono anche il mullah Yaqoob, figlio del mullah Omar, come ministro della Difesa e il mullah Abdul Salam Hanafi come secondo vice. Sarajuddin Haqqani, capo del gruppo militante noto come Haqqani Network, è stato scelto come ministro dell'Interno.
Le reazioni al nuovo governo
Un governo che preoccupa non poco. La diplomazia internazionale e in particolare l'Italia sono al lavoro per un G20 speciale sull'Afghanistan. La prima preoccupazione è per il popolo afghano.
L'Unione europea ha criticato la composizione del nuovo governo, affermando che non è né "inclusivo" né "rappresentativo". L'esecutivo presentato ieri "non sembra una formazione inclusiva e rappresentativa della ricca diversità etnica e religiosa dell'Afghanistan che speriamo di vedere e che i Talebani hanno promesso nelle ultime settimane", ha detto un portavoce in un comunicato.
Anche gli Stati Uniti hanno espresso "preoccupazione" per la nomina di alcuni ministri talebani ma si sono detti pronti a giudicare il nuovo governo "sulle sue azioni". E il presidente Joe Biden ha aggiunto: "La Cina ha un vero problema con i talebani, quindi cercheranno di raggiungere un qualche genere di accordo, così come il Pakistan, la Russia e l'Iran. Stanno tutti cercando di capire che cosa fare adesso, sarà interessante vedere che cosa succede".
Cina, disposti a comunicare
Mentre gran parte del mondo ha adottato un approccio attendista per l'impegno con i talebani, la Cina ha affermato da subito di essere pronta a costruire relazioni amichevoli. Un Afghanistan stabile e cooperativo aprirebbe opportunità economiche per la Cina e consentirebbe l'espansione della sua massiccia infrastruttura all'estero, 'la Belt and RoadI nitiative', ma Pechino ha soprattutto l'interesse vitale che il Paese non diventi il rifugio sicuro di sigle terroristiche che possano mettere a rischio la stabilità faticosamente riconquistata dello Xinjiang, la regione di nordovest dove la minoranza musulmana di etnia uigura è oggetto di repressione e vessazioni. Il portavoce del ministero degli Esteri Wang, in conferenza stampa, ha ribadito che la Cina "non interferirà negli affari interni dell'Afghanistan", esprimendo però l'auspicio che i talebani "possano perseguire politiche interne ed estere moderate e costanti, reprimendo con forza tutti i tipi di forze terroristiche", oltre "ad andare d'accordo con tutti i Paesi, specialmente quelli confinanti".