ECONOMIA
Il rapporto
Banche, Fabi: il 60% delle sofferenze riguarda prestiti superiori a 500 mila euro
Il 4,39% dei clienti è 'responsabile' del 60% delle rate non pagate. Secondo la ricerca della Federazione"decine di migliaia di piccole/medie imprese e ditte familiari saranno a rischio nei prossimi anni e quando le misure d'emergenza nazionali ed europee cesseranno i loro effetti"

Secondo la ricerca Fabi i grandi debitori hanno visto diminuire nell'anno del Covid la quota sul totale delle sofferenze mentre è aumentato quella dei prestiti di importo minore "spia di una situazione, quella cagionata dall'emergenza sanitaria, che ha pesato maggiormente sui piccoli clienti degli istituti di credito e un po' meno sui grandi debitori". "Tra marzo 2020 e marzo 2021, sono lievemente salite le percentuali di sofferenze relative a prestiti di importo più contenuto: probabilmente si tratta di un indicatore significativo delle maggiori difficoltà registrate per le fasce di clientela più piccola, proprio nell'anno della pandemia, nel restituire i finanziamenti e a saldare le rate in banca". I dati- pur trattandosi di piccoli scostamenti - rivelano che i piccoli prestiti personali, quelli fino a 30.000 euro, valgono il 5,12% del totale delle sofferenze contro il 4,62% di un anno fa; i finanziamenti fino a 75.000 euro sono saliti dal 5,29% al 6,03%, mentre per quelli fino a 125.00 euro l'incidenza sul totale è passata dal 5,65% al 6,53%".
Per la Fabi, "decine di migliaia di piccole/medie imprese e ditte familiari saranno a rischio nei prossimi anni e quando le misure d'emergenza nazionali ed europee cesseranno i loro effetti, le banche dovranno farsi trovare pronte a gestire le probabili nuove ondate di non performing loan e supportare - laddove possibile - il tessuto economico e sociale" . La ricerca ricorda che "con quasi 300 miliardi di euro di prestiti sottoposti a moratoria, l'Italia vanta insieme al Portogallo il primato europeo degli stop ai pagamenti . E il nostro Paese vanta uno scarso 34% delle moratorie concesse scaduto a fine 2020, contro l'80% in Francia e Germania e il 65% a livello europeo.
Vista la quota relativamente ancora alta di prestiti ancora soggetti a moratoria e le consistenti misure di supporto alla liquidità ancora in essere è ragionevole immaginare che la qualità dei prestiti del settore bancario è destinata a ridursi già nel 2022. " La vera sfida sarà garantire una tutela equa per tutti i consumatori, la cui prima linea di difesa dal rischio di insolvenza dovranno essere le banche stesse: anticipare, gestire e non far fallire" conclude la ricerca.