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ECONOMIA

Tutela depositi correntisti

Bankitalia: crisi banche, fu la Commissione europea a impedire l'utilizzo del Fondo Fitd

Via Nazionale: posizione Ue a fine novembre 2015 su 4 banche ribadiva stop al Fondo considerato come aiuto di Stato

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Fu la posizione assunta dalla Commissione europea alla fine del 2015 a rendere impraticabile l'intervento preventivo di risanamento del Fondo interbancario di tutela dei depositi Fidt, come era avvenuto nella gestione delle crisi in passato, anche con riferimento alle quattro banche successivamente messe in risoluzione.

E' quanto fanno notare in Banca d'Italia dopo le parole del commissario Ue Vestager secondo cui la risoluzione fu una decisione dell'istituto centrale. In quell'occasione, rilevano le fonti, la Commissione ha ribadito la posizione già assunta ad agosto 2015, con la quale aveva vietato di attivare il Fidt per Carife e Banca Marche.

A Via Nazionale si rileva così come nel novembre del 2015, Bruxelles aveva ribadito l'impraticabilità di interventi di ricapitalizzazione da parte di sistemi di garanzia dei depositanti qualificabili come aiuti di Stato, se non dopo la risoluzione delle banche coinvolte (le banche andarono in risoluzione il 22 novembre di quell'anno, ndr). Quella comunicazione, sottolineano le fonti dell'istituto centrale, va letta alla luce del successivo provvedimento del dicembre 2015, con il quale la Commissione ha dichiarato formalmente la natura pubblica del Fidt nell'ambito della vicenda Tercas, disponendo contestualmente il recupero dell'aiuto. In sostanza, la posizione assunta dalla Commissione alla fine del 2015 ha reso impraticabile l'intervento preventivo di risanamento da parte del Fidt.

Le trattative con Bruxelles proseguirono fino all'ultimo per poi naufragare e indurre le autorità italiane ed europee a mandare in risoluzione, il 22 novembre 2015, le 4 banche con conseguenze economiche, sociali e politiche impreviste visto che l'opinione pubblica non era pienamente cosciente delle nuove regole
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