POLITICA
La polemica
Bonino: dal Pd nessuna risposta, solo accuse sui "posti"
La replica del vicesegretario dem, Martina: noi ci siamo ma per chiudere questo lavoro bisogna essere in due. Il Viminale: la legge sulla raccolta firme è chiara

False le accuse sui "posti"
La risposta ufficiale del Pd è stata "Vi aiuteremo a raccogliere le firme", che è più o meno come dire: "Se non avete il pane, vi daremo le brioche". La risposta ufficiosa, che inizia a trapelare copiosa sui giornali e sulle agenzie di stampa, è che staremmo facendo grane per una questione di "posti": cosa platealmente falsa, visto che il problema che poniamo riguarda i "loro", non i "nostri" candidati uninominali".
Bonino: di male in peggio
La nota della leader radicale prosegue. "Infatti, per avviare la raccolta delle firme in alleanza con il PD, +Europa dovrebbe secondo il Viminale avere e scrivere oggi sui moduli per Camera e Senato i nomi precisi (e non modificabili) di 348 candidati uninominali del PD e delle altre liste della coalizione, esentate dalla raccolta firme. Nomi che per questo saranno decisi, come al solito, negli ultimissimi giorni o più probabilmente all'ultimo giorno (il 29 gennaio), quando nel giro di poche ore sarà impossibile raccogliere, autenticare e corredare dei certificati elettorali le firme di 25.000 italiani. Insomma, noi diciamo loro che non possiamo scrivere sui nostri moduli se e dove si candideranno Renzi, Martina, Orfini, Franceschini, Minniti, Fassino, Rosato, Zanda, Nencini, Lorenzin... (e potrei continuare con centinaia di nomi) e loro anziché risponderci ci accusano di fare manfrina per le nostre eventuali candidature. Insomma, di male in peggio".
Martina a Bonino: il Pd c'è ma per un accordo bisogna essere in due
Alla leader radicale risponde il vicesegretario dem Maurizio Martina. "Il Partito Democratico è pronto a siglare un'intesa con la lista Più Europa di Emma Bonino. Non ci sono ostacoli politici, ne questioni legate alle candidature nei collegi. Non tocca però a noi esprimerci sulla costituzionalità o sull'interpretazione delle leggi. Agli amici radicali offriamo piena collaborazione e un percorso comune. Tuttavia, per chiudere questo lavoro bisogna ovviamente essere in due e per questo speriamo ancora che Più Europa voglia esserci; diversamente ne prenderemo atto. Noi però non possiamo cambiare l'interpretazione delle leggi. Sappiamo di potere condividere le candidature e di poter raccogliere insieme le firme necessarie in pochi giorni; tutta la macchina organizzativa del Pd è pronta e a disposizione per questo obiettivo. Ma è decisivo voler superare il problema, costruendo un'intesa utile alle nostre ragioni comuni: noi ci siamo", dice Martina.
Magi a Martina: al Pd è mancata la volontà politica
"Al Pd è mancata la volontà politica di cambiare l'interpretazione surreale di una norma sulla presentazione delle liste, per renderla coerente con la Costituzione che prevede pari condizioni per chi voglia partecipare alla competizione elettorale. Stupiscono quindi le parole di Martina". E' la risposta del segretario di radicali italiani, Riccardo Magi, a Martina.
Il Viminale: su raccolta firme la legge è chiara
Infine arriva la precisazione in merito del ministero dell'Interno. "E' la legge n.165/2017 (Rosatellum bis, ndr) a prevedere che tutte le firme debbano essere raccolte con l'indicazione dei candidati uninominali, senza in alcun modo differenziare tra liste che si coalizzano e liste singole. La precisione della norma esclude quindi la possibilità di interpretazioni attraverso circolari che in via amministrativa impartiscano istruzioni che non si attengano al dettato della norma", chiarisce il Viminale in una nota sulla raccolta firme per la presentazione delle liste per le elezioni. La Direzione Centrale dei Servizi Elettorali del ministero dell'Interno ricorda che, in ogni caso, ciascuna forza politica "può definire modalità di sottoscrizione diverse da quelle suggerite dal ministero dell'Interno, compatibili però e comunque con la disciplina legislativa vigente". Infine ricorda che spetta alle Corti di Appello, in ultima istanza, la valutazione sulla legittimità della presentazione delle liste.