MONDO
Regno Unito
Brexit, la premier Theresa May di nuovo ai comuni per illustrare il piano B
Theresa May illustra nel pomeriggio il suo piano dopo la bocciatura della settimana scorsa. Si allontana il voto del Parlamento

May ha in programma di iniziare a delineare oggi dopo la bocciatura della sua prima bozza di accordo una settimana fa. A precisarlo è stato un portavoce di Downing street, definendo improbabile un verdetto finale a Westminster prima di febbraio e indicando come "non decisivo" - transitorio - quello previsto al termine dal dibatto della Camera in coda al prossimo statement della premier già in calendario per il 29 gennaio.
Ue: l'accordo non può essere rinegoziato
In attesa che la premier britannica Theresa May renda noto il 'piano B' il negoziatore Ue Michel Barnier ha indicato di essere pronto a discutere con Londra dei termini della dichiarazione politica da allegare all'accordo per la Brexit per 'renderla piu' ambiziosa. Lo ha affermato nel corso di un'intervista a una tv irlandese. Tuttavia Barnier ha ribadito che la linea Ue non cambia sull'accordo già raggunto: non può essere negoziato di nuovo.
L'Ue continua a rispedire la palla in campo britannico: "Non cercate risposte a Bruxelles. Questo è il momento per Londra di parlare, non per noi", ha chiarito il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas. Il ministro degli Esteri polacco, Jacek Czaputowicz, a Bruxelles per il consiglio Affari esteri, ha rotto i ranghi Ue e ha proposto un limite di 5 anni al backstop.
Il fronte interno
Secondo fonti del governo citate dal Guardian, May non punterà a trovare un ampio consenso parlamentare sul nuovo piano e si giocherà tutto su nuovi sforzi diplomatici a Bruxelles per rinegoziare il controverso meccanismo del backstop, che ha spaccato i Tory e ha trovato l'opposizione degli unionisti nordirlandesi (Dup), da cui dipende la tenuta del governo. Notizie smentite da Downing Street, secondo cui invece i colloqui della premier con le diverse forze politiche vanno avanti.
Le fonti ascoltate dal Guardian hanno però rilevato che ieri, nel corso di una conference call, non sono state proposte "reali soluzioni". Dopo la sconfitta a Westminster della settimana scorsa, la maggiore preoccupazione della May sarebbe evitare una storica spaccatura del partito conservatore.
Diversi deputati Tory, nei giorni scorsi, hanno minacciato una scissione, se la premier avesse accettato di sostenere l'idea dei laburisti e dei conservatori fautori di una soft Brexit, di mantenere un'unione doganale con la Ue sul modello norvegese.
Il portavoce per la Brexit dell'opposizione laburista, Keir Starmer, ha cercato di far virare il Labour verso un secondo referendum (con l'opzione 'remain' sulla scheda): una posizione in contrasto con quella del leader Jeremy Corbyn, che teme le ripercussioni sull'elettorato. Corbyn vuole il voto anticipato per poter gestire da Downing Street la Brexit.
L'accordo di pace irlandese
Downing Street ha negato le ricostruzioni di alcuni media, secondo i quali la premier vorrebbe proporre modifiche all'accordo di pace irlandese del Venerdì Santo, risalente al 1998, per mantenere aperto il confine tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica di Irlanda. Anche Dublino ha precisato che non ci saranno colloqui bilaterali con Londra: l'Irlanda - ha avvertito il ministro per gli Affari europei, Helen McEntee - non si impegnerà in negoziato con gli unionisti del Dup, o con altri partiti politici in Irlanda del Nord e nel Regno Unito. L'ipotesi di un accordo bilaterale tra Regno Unito e Irlanda sulla frontiera con l'Irlanda del Nord è stata esclusa anche dal capo negoziatore dell'Ue sulla Brexit, Michel Barnier.