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ITALIA

Cannabis, Costa: le toghe non alzino bandiera bianca contro lo spaccio

Il ministro Costa
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"I magistrati, dall'alto della loro esperienza e della loro conoscenza delle dinamiche legate allo spaccio della droga, non alzino bandiera bianca, ma contribuiscano a individuare innovative ed efficaci tecniche di contrasto alla criminalità organizzata". E' quanto afferma il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, con delega alla Famiglia, Enrico Costa.

"La statalizzazione dello spaccio - continua Costa - rappresenterebbe un messaggio di debolezza nei confronti della criminalità (non siamo riusciti nel contrasto, ci arrendiamo) e delle famiglie che oggi vivono un'ansia che non è solo economica, ma anche educativa. Si lavori senza indugio, piuttosto, a migliorare la lotta allo spaccio. Ogni suggerimento normativo sarà utile".

Gratteri: Stato democratico non può legalizzare
"Uno Stato democratico non può permettersi il lusso di legalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini". Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, ribadisce il fermo e convinto no all'ipotesi di legalizzazione delle droghe leggere. Un no espresso più volte nel corso di 30 anni di carriera, sempre in prima linea contro il narcotraffico. Gratteri non ne fa solo una questione di principio, ma argomenta il suo no con motivazioni economiche e di contrasto alla criminalità. Perché se dal punto di vista economico "il guadagno che si sottrarrebbe alle mafie è quasi ridicolo rispetto a quanto la criminalità trae dal traffico di cocaina e eroina" è anche vero che "spesso la marijuana è il primo passaggio per arrivare poi all'assunzione di droghe pesanti, questo è quello che mi raccontano, ogni volta che li vado a trovare, i giovani che vivono nelle comunità terapeutiche per disintossicarsi". Un'industria che non è affatto di secondaria importanza per la 'ndrangheta, ma che resta ben ancorata alle 'ndrine: "Vi sono vaste aree dell'Aspromonte controllate dalle cosche in cui si produce marijuana. Così come accadeva nella stagione dei sequestri, il pastore che custodiva il gregge allo stesso tempo controllava il sequestrato, oggi - conclude Gratteri - fa da guardiano alla piantagione".
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