ITALIA
Medici e psicologi ascoltati oggi alla camera
Cannabis, esperti: sì alla legalizzazione, repressione inefficace
Leggi restrittive non hanno portato alla diminuzione dell'uso di cannabis, che cresce soprattutto tra i giovani. Gli esperti promuovono la legalizzazione delle droghe leggere. A patto che ci sia il controllo dello Stato e venga tutelata la salute dei consumatori

Se il bastone non funziona
A quanto pare la repressione non ha prodotti grandi risultati. Anzi, negli ultimi anni in Italia il numero di chi consuma cannabis con frequenza è addirittura aumentato, soprattutto tra i giovanissimi. Secondo le linee guida dell'Osservatorio europeo, che coincidono con i dati del rapporto della Direzione investigativa antimafia, la denuncia e il sequestro di cannabis è efficace solo sul 5% del mercato illegale. E i numeri parlano chiaro: "In Italia, dove la legge è più restrittiva – spiega la professoressa Carla Rossi dell’università di Roma Tor Vergata - si registra un uso più alto della cannabis rispetto al Portogallo, in cui la normativa è più tenera, e alla Polonia, in cui ad esempio l’azione penale per chi viene trovato in possesso non è obbligatoria". In Francia, dove la legge è ancora più dura, la cannabis ha una diffusione maggiore: circa 4 milioni di consumatori in Italia, contro gli 8 della Francia.
Una liberalizzazione di fatto
Sulla base di un questionario condotto online sulle abitudini dei consumatori di cannabis in Italia, a procurarsela basterebbe non più di mezza giornata. E chi consuma raramente si mette nei guai o ha problemi con la legge. Insomma, secondo la professoressa Rossi, la fotografia sarebbere quella di “una liberalizzazione di fatto con un mercato sostanzialmente accessibile” ma senza che ci sia alcun controllo, in un clima di totale deregulation.
Ipotesi monopolio
Bando alla coltivazione personale quindi. La produzione – dicono gli esperti - deve essere fatta da soggetti professionali e sotto controllo del pubblico, soprattutto per assicurare la qualità del principio attivo e la salute di chi ne fa uso. Anche se “non bisogna farsi illusioni di ricavarne grandi proventi”, spiega Leopoldo Grosso, presidente onorario del Gruppo Abele. Il risparmio infatti verrebbe più che altro dalle risorse investite ora sulla repressione. L’obiettivo sarebbe quello di spostare i consumatori da un mercato illegale a quello legale, come avvenuto già per alcol e gioco d’azzardo. Con le dovute accortezze: “Ci sono 30mila morti all'anno per l'alcol e 90mila morti all'anno per le sigarette”, sottolinea Grosso. Segnale di come la legalizzazione non possa eliminare del tutto il problema.
L’uso terapeutico
Gli esperti hanno sottolineato anche l’importanza dell'accessibilità alla cannabis da parte dei malati. "Mi sono battuto e continuo a battermi - ha detto Roberto Saia del Comitato Ospedale senza dolore di Padova - perché i pazienti abbiano facile accesso ai farmaci contro il dolore e tra questi i cannabinoidi. La coltivazione, la vendita e la distribuzione però dovrebbero restare in mano allo Stato".