ECONOMIA
In 7 Paesi deboli dell'Ue a rischio povertà il 31% dei residenti
Caritas Europa: "Austerity e spending review aumentano la povertà"
Lo denuncia il terzo Rapporto di monitoraggio dell'impatto della crisi economica. I Paesi più colpiti la Grecia, la Romania, l'Italia, il Portogallo, la Spagna, l'Irlanda, e Cipro. Nel nostro Paese a rischio povertà una persona ogni 4 e allarme “Neet”: boom degli under 30 che nè lavorano nè studiano: peggio di noi solo la Grecia

La povertà "assoluta", invece, è diminuita di poco dal 2012 al 2013 nell'Ue a 28 Stati: dal 9,9 al 9,6 per cento. Tra i Paesi deboli, il fenomeno è allarmante (14,9 per cento nel 2013) e stabile (16,1 per cento nel 2012), con punte massime in Romania (28,5 per cento) e in Grecia (20,3 per cento). Nonostante l'incidenza della povertà "nel lavoro", il numero di persone che vive in famiglie quasi totalmente prive di lavoro è aumentato in tutti i 7 Paesi (fatta eccezione per la Romania): erano il 12,3 per cento nel 2012 e sono diventate il 13,5 per cento nel 2013. La media Ue era pari al 10,5 nel 2012 e al 10,7 per cento nel 2013.
Allarme 'Neet'
Uno dei portati più drammatici della crisi economica è "l'esplosione dei 'Neet'", che sono i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano e non studiano. Nei 7 Paesi più deboli dell'Unione Europea, questi giovani 'Neet' sono il 18,1 per cento rispetto alla media del 13 per cento nei Paesi Ue. L'Italia è il paese più penalizzato dal fenomeno della disoccupazione giovanile che riguarda il 40% dei lavoratori 15-24 enni. Con un tasso di disoccupazione generale del 16,9% rispetto alla media Ue del 10,8 per cento, nei 7 paesi c'è una evidente tendenza ad una precarizzazione del lavoro, ad una diminuzione delle ore lavorate, a un incremento del tasso di lavoro part- time.