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ITALIA

Rivelazioni sul rapimento del presidente Dc

Caso Moro, Pg di Roma chiede atti alla Procura. La figlia dello statista: "Credo all'ispettore"

Dopo le affermazioni dell'ex ispettore di polizia Enrico Rossi, il procuratore generale di Roma richiederà gli atti di indagine. Maria Fida Moro: "Ho il diritto di esprimermi e di non credere alla versione ufficiale di comodo"

Via Fani il 16 marzo 1978
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Nuove presunte rivelazioni sui misteri del caso Moro. L'ultima gola profonda è un ex ispettore della polizia, Enrico Rossi, che parla di coinvolgimento dei Servizi segreti. Dichiarazioni che non hanno lasciato indifferenti il procuratore generale di Roma Luigi Ciampoli che ha affermato che richiederà gli atti di indagine alla Procura di Roma "per le opportune valutazioni". Una verità quindi, quella di Rossi, tutta da accertare e che per adesso ha come unica prova una lettera anonima che l’ex ispettore di polizia dice di aver ricevuto da un motociclista che il 16 marzo 1978 si trovava in via Fani, durante il sequestro dello statista della Democrazia Cristiana, e che avrebbe partecipato all'azione delle Brigate Rosse, proteggendo la fuga dei killer delle Br. Il testo forniva indicazioni precise per identificare un uomo  a bordo di una Honda ma adesso Rossi, oltre a confermare le sue parole, dice: “tutto quello che so lo riferirò solo ai magistrati e nelle commissioni parlamentari”.

Tra le tante reazioni alle parole di Enrico Rossi spicca soprattutto quella della figlia di Aldo Moro, Maria Fida: "Dove sta scritto che soltanto i brigatisti possano esprimere una opinione sul caso Moro? Io, quella accusata di 'perdonismo', credo di avere almeno lo stesso diritto di esprimermi e di essere portata a credere ad un ispettore dell'antiterrorismo invece che alla versione ufficiale di comodo (tante volte smentita dai fatti) su via Fani".
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