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ECONOMIA

Il titolo crolla ancora in Borsa

Cda Monte Paschi: lavoriamo per una soluzione definitiva sui crediti deteriorati

Nel Cda riunitosi in seduta ordinaria per rispondere all'Eurotower che ha chiesto di raddoppiare, fino a quota 10 miliardi, la dismissione di Npl da qui al 2018, non è stata trovata nessuna soluzione "strutturale e definitiva" ma "stiamo lavorando intensamente". Intanto il titolo crolla in Borsa e durante il cda è arrivata anche un'ispezione della Bce

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"Stiamo lavorando intensamente con le Autorità per individuare in tempi brevi una soluzione strutturale e definitiva degli Npl (Non Performing Loans, cioè sofferenze, ndr), tutto ciò in un contesto nel quale, anche nel secondo trimestre, l'andamento della gestione caratteristica e l'evoluzione patrimoniale/finanziaria della banca risultano positivi, confermando le tendenze registrate nel primo trimestre". Questo è quanto ha dichiarato il Ceo di Mps, Fabrizio Viola, a margine del Cda riunitosi in seduta ordinaria per rispondere all'Eurotower che ha chiesto di raddoppiare, fino a quota 10 miliardi, la dismissione di crediti deteriorati da qui al 2018. Viola ha, inoltre, confermato che non saranno fornite indicazioni nel merito. Sullo stesso piano anche il presidente di Mps Massimo Tononi che ha detto solamente che "Abbiamo lavorato bene" e ai giornalisti che gli chiedevano un ulteriore commento, Tononi ha preferito non rispondere.

Era una riunione attesa dai mercati finanziari che continuano a penalizzare il valore delle azioni della banca senese. Il titolo, in chiusura di Borsa, ha messo a segno un altro tonfo -5,79% nonostante l'intervento della Consob che ha esteso il divieto sulle vendite allo scoperto fino ad ottobre. Il titolo è tornato sui livelli di martedì scorso a quota 0,265 con la capitalizzazione che indica la banca valere appena 777 milioni, nonostante gli 8 miliardi messi dai soci negli ultimi anni.

Secondo indiscrezioni, non commentate da un portavoce della Bce, sarebbe in corso nella sede di Mps di Siena, un'ispezione della Banca centrale europea. Come di consueto la squadra di ispettori è composta anche da funzionari della vigilanza della Banca d'Italia.

Il Monte dei Paschi promette di accelerare sul piano di vendita delle sofferenze facendo leva su gli strumenti previsti dal mercato, Atlante in primis, e sulle norme messe in campo dal governo. Questa, secondo quanto appreso dall'ANSA, l'indicazione contenuta nella risposta del Cda di Mps alla Bce, in cui si conferma a Francoforte la volontà di incrementare la vendita di Npl al 2018 da 5,5 a 10 miliardi di euro.

Secondo quanto trapelato, quindi, la banca avrebbe valutato di spalmare la vendita delle sofferenze su tutto l'arco di tempo stabilito dall'Eurotower, col sostegno anche di Atlante, in modo da limitare l'impatto delle svalutazioni sui conti, nella speranza di allontanare per quanto possibile lo spettro dell'aumento di capitale. Al tempo stesso sotto la regia di Mediobanca il gruppo implementerà entro settembre la piattaforma per gli Npl insieme ad un partner industriale che avrà l'80% della società.

L'incognita che resta però è quella dell'aumento di capitale: tagliare i non performing loans, come chiesto dalla Bce, imporrà inevitabilmente perdite in bilancio e, quindi, il bisogno di chiedere dai 3 ai 5 miliardi di euro. Ed è per questo che nelle ultime due settimane si sono intensificati i negoziati sull'asse Roma-Bruxelles. Il portavoce della commissaria Ue, Margrethe Vestager, ha confermato che "sono sempre in corso contatti continui con l'Italia" così come che "non è cambiata" la posizione della Commissione rispetto alle regole sul bail-in.

Il governo starebbe cercando però di trovare una soluzione per evitare il fenomeno del 'burden sharing', ovvero di oneri per gli investitori retail e non in possesso dei titoli subordinati emessi dalla banca (circa 6 miliardi). Al tempo stesso però il premier Matteo Renzi, che ha rassicurato ai correntisti che non ci saranno problemi, ha garantito che per il Monte saranno assunte decisioni di mercato. Se così sarà allora sarebbe da escludere sia un intervento diretto dello Stato sul capitale della banca, così come una nuova edizione di strumenti da far sottoscrivere al Tesoro. 

A gelare le aspettative dell'Italia nel negoziato con Bruxelles è il 'falco' Jeroem Dijsselbloem secondo il quale le banche italiane potevano essere risanate prima, anche usando i soldi pubblici ma non è stato fatto e oggi le regole sono più stringenti e vanno comunque rispettate.  Un irrigidimento, vicino alle posizioni tedesche, che potrebbe suonare come una replica alle parole del premier Matteo Renzi, che aveva buttato la palla nel campo europeo dicendo che al vera questione sono i derivati delle banche continentali (riferimento implicito a Deutsche Bank) e che le autorità europee dovrebbero rifletterci sopra.

Sostanzialmente questo certifica che in Europa ci sono divisioni su come trattare il caso delle banche italiane, ora che l'Economist parla di quella italiana come una situazione esplosiva che, se mal gestita, "potrebbe segnare il disfacimento dell'Eurozona" innescando un effetto domino. 
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