ECONOMIA
Cgia: il debito della Pubblica Amministrazione verso le aziende è di oltre 65 miliardi
Seppure in diminuzione, l'importo del debito della P.a nei confronti dei fornitori "rimane ancora spaventoso e non ha eguali nel resto d'Europa"

Debito senza pari in Europa
Nel confronto internazionale la nostra Pa presenta un livello di debiti commerciali nettamente superiore. Dai dati forniti dall'Eurostat lo stock di debiti commerciali al 31 dicembre2015 era in Italia di 48,9 miliardi di euro, pari al 3% del Pil. (Cgia sottolinea che questi dati non includono i debiti ceduti con la clausola pro soluto a intermediari finanziari e della quasi totalità dei debiti riconducibili alla spesa in conto capitale). In Spagna, invece, lo stock ammontava a 14,5
miliardi (1,3% del Pil), in Germania a 37,4 miliardi (1,2% di Pil) e in Francia a 26,4 miliardi (1,2% di Pil) Il debito però si è ridotto negli ultimi anni, grazie agli interventi messi in campo nel 2013-14 e allo stanziamento di 56,2 miliardi.
"Nonostante dal primo gennaio 2013 la legge stabilisca che il pubblico debba pagare entro 30 giorni, salvo non sia un'azienda sanitaria che allora lo può fare entro 60, queste disposizioni continuano a essere spesso disattese, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere negoziale molto limitato nei confronti degli enti pubblici. Un problema, - sottolinea la CGIA - che, purtroppo, non riguarda solo le transazioni commerciali con il pubblico, ma anche tra aziende private. Un malcostume generalizzato che non ha pari nel resto dell'Ue".
Procedura di infrazione del 2014
A conferma delle difficoltà con cui lo Stato gestisce i rapporti commerciali con i propri fornitori, segnala il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo, che "la Commissione Ue non ha ancora archiviato la procedura di infrazione avviata nel giugno del 2014 nei confronti dell'Italia a seguito della non corretta applicazione della direttiva Ue. La nostra Pa, infatti, è accusata di saldare i conti in ritardo e non come previsto dalle regole Ue entro 30-60 giorni dall'emissione della fattura". Oltre a non pagare entro i termini stabiliti dalla direttiva Ue, Bruxelles ci ha comminato questa infrazione anche per altre due ragioni: "Molti enti pubblici - conclude Zabeo - utilizzavano dei contratti dove venivano applicati degli importi dovuti agli interessi legali di mora per il ritardo nei pagamenti significativamente inferiori al limite imposto dalla direttiva europea: ovvero il tasso di riferimento Bce aumentato dell'8 per cento. Inoltre, c'era il malcostume, spesso utilizzato ancora adesso da molte amministrazioni pubbliche, di posticipare i report che descrivevano lo stato di avanzamento dei lavori, allungando così in misura del tutto ingiustificata i tempi di pagamento".