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MONDO

Frontiere dell'informazione

#ijf15 Charlie Hebdo, c'è un limite alla libertà d'espressione?

Il 7 gennaio 2015 la sede del giornale satirico viene attaccata da un commando terroristico affiliato ad Al Qaeda. Cabu e altri 11, tra i quali i vignettisti Charb, Tignous e Wolinski, perderanno la vita. Al festival verrà proiettato 'Cabu, politiquement incorrect!' documentario realizzato nel 2006 nella redazione del giornale satirico, quando l'ombra del terrore era ancora lontana

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Roma

Il 7 gennaio 2015 Parigi si sveglia in un incubo: un attentato terroristico sfregia il cuore dell'Europa laica e democratica. Da allora in poi quello che, almeno in occidente, è considerato un diritto acquisito, viene rimesso in discussione: la libertà d'espressione. Quel giorno un commando composto da due francesi di origine algerina, i fratelli Kouachi, irrompe nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, noto per la sua "anarchia creativa" pronta a sfidare simboli e demolire credenze: nel 2006 aveva pubblicato una serie di vignette ironiche su Maometto che avevano scatenato furiose proteste nel mondo islamico.

L'attacco a Charlie Hebdo
Erano le 11:30 del mattino e la redazione era in riunione: due individui mascherati e armati di kalašnikov irrompono negli uffici del giornale dichiarandosi affiliati di Al-Qaeda. Al grido di "Allāh Akbar" ("Allah è grande") aprono il fuoco contro il direttore Stéphane Charbonnier (detto Charb), quattro vignettisti Jean Cabut (Cabu), Georges Wolinski, Bernard Verlhac (Tignous), Philippe Honoré ed altri dipendenti presenti in quel momento nella stanza. I due fratelli riusciranno a fuggire a bordo di una Citroën C3 nera non prima di aver freddato Franck Brinsolaro, poliziotto responsabile della sicurezza del giornale. Alla Boulevard Richard-Lenoir sparano senza pietà alla testa di un altro poliziotto rimasto ferito: Ahmed Merabet, anche lui musulmano. A terra cadranno in tutto 12 innocenti. L'attacco sarà poi rivendicato da Al-Qaeda nella Penisola Arabica (o Ansar al-Sharia)

L'11 settembre d'Europa
In molti considerano l'attentato a Charlie Hebdo l'11 settembre d'Europa: un attacco al sacro diritto alla libertà di espressione, caposaldo della nostra democrazia. Ma cosa vuol dire diritto di espressione? Ammesso che vi siano dei confini, fino a che punto è giusto spingersi nella critica e nella provocazione di culture differenti? Nel 2006 il settimanale satirico Charlie Hebdo decise di ripubblicare le vignette del giornale danese Jilland-Posten che avevano provocato un’ondata di violenza a causa della raffigurazione, ritenuta blasfema, del profeta Maometto. La copertina di quel numero fu disegnata da Jean Cabut, in arte Cabu.

Il doc 'Cabu politicamente scorretto'
Cabu rappresentava perfettamente l’anima del giornale: anticonformista, antireligioso, antimilitarista, dissacrante. Nel 2006, i videomaker francesi Jerome Lambért e Philippe Picard hanno realizzato un documentario su di lui che ritrae la redazione di Charlie nel 2006, in una giornata qualunque, quando l’ombra del terrorismo era ancora lontana. Oggi è diventato una preziosa testimonianza della personalità e del modo di lavorare dei fumettisti assassinati e della loro grande fede nella libertà a 360 gradi. Giovedì 16 aprile questo documento, dal titolo Cabu, politiquement incorrect!, verrà proiettato al Festival alla presenza degli autori Lambert e Picard. 

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