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MONDO

La scelta di Bogotà

Colombia, la svolta umanitaria di Ivan Duque: regolarizza 1,7 milioni di migranti venezuelani

Al di là delle discussioni ideologiche e politiche, la Colombia fa un primo passo nel nome della “fratellanza”, tendendo la mano a persone che reclamano il rispetto dei diritti umani 

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Nel pieno della pandemia, il presidente colombiano Ivan Duque, dopo l’incontro con l’Alto commissario Onu, Filippo Grandi, annuncia la regolarizzazione di circa 2 milioni di rifugiati e migranti venezuelani che scappano dal loro paese da più di sette anni. Il nuovo Statuto temporaneo di protezione prevede una validità di 10 anni e mira a integrare questa grande massa di esuli, nel lavoro, istruzione, sanità e anche nella vaccinazione anti Covid- 9. Duque vuole dare una svolta umanitaria e sociale al dramma dei venezuelani che fuggono dalla violenza, dall’insicurezza, delle persecuzioni, in cerca di cibo e di un futuro migliore, affrontando con coraggio, di fronte al silenzio assordante dei “potenti”, il problema del paese caraibico che ad oggi ha visto fuggire più di cinque milioni di venezuelani. 


Nonostante la situazione Colombiana stia attraversando uno dei suoi momenti più difficili, sia dal punto di vista economico che politico, per non parlare del problema pandemico che sta mettendo in KO i paesi latinoamericani, questa sfida rappresenta una decisione senza dubbio che ha un volto umano, proprio della carità politica, tuttavia complessa da attuare e costosa, per un Paese che non ha gli standard dei paesi ricchi. "A farlo non un paese molto ricco e super sviluppato - ha dichiarato Papa Francesco - ma un paese con molti problemi di sviluppo, di povertà, di pace e quasi 70 anni di guerriglia. Nonostante le molte problematiche da affrontare, ha avuto il coraggio di guardare questi migranti e fare questo Statuto. Grazie alla Colombia! Grazie!".

Anche António Guterres, segretario generale dell’Onu ha dichiarato che ”Questo importante atto di solidarietà consentirà ad almeno un terzo dei cinque milioni di rifugiati e migranti nella regione di accedere formalmente ai servizi e contribuire all’economia colombiana”. E in fine Filippo Grandi di UNHCR, che ha accompagnato Duke durante l’annuncio alla Casa di Nariño, lo ha definito “il gesto umanitario più importante mai compiuto nel continente dalla Dichiarazione di Cartagena sui Rifugiati del 1984”. 

Al di là delle discussioni ideologiche e politicherie, la Colombia fa un primo passo nel nome della “fratellanza”, tendendo la mano a persone che reclamano il rispetto dei diritti umani per far fronte a un grave problema che colpisce, in primo luogo, la vita di anziani, bambini, donne in gravidanza e persone con disabilità, e che comunque richiede il sostegno finanziario di tutta la comunità internazionale.


 
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