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MONDO

Ambiente

Consumo d'acqua: la sete cinese e i ghiacciai tibetani

L’amministrazione tibetana di recente ha concesso autorizzazioni altre 28 aziende per aumentare di cinquanta volte la capacità d’imbottigliamento della provincia entro il 2020

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Quaranta miliardi di litri all’anno. È il dato sul consumo dell’acqua in bottiglia in Cina. Ma vista la difficoltà di trovare riserve pulite cinesi, il Paese asiatico è costretto a rivolgere l’enorme domanda verso il Tibet, in particolare verso la regione dell'Himalaya, dotata delle più ampie riserve d’acqua pulita dopo il Polo Nord e il Polo Sud. Peccato che i ghiacciai della catena montuosa si siano ritirati di circa il 15 per cento negli ultimi anni.

L’amministrazione tibetana di recente ha concesso autorizzazioni ad altre 28 aziende per aumentare di cinquanta volte la capacità d’imbottigliamento della provincia entro il 2020, ma le concessioni permettono di imbottigliare solo l’acqua che d’estate si scioglie dai ghiacciai. Il problema, quindi, non riguarda tanto il consumo dell’acqua minerale (anche se il processo d’imbottigliamento dell’acqua consuma il triplo dell’acqua che alla fine è venduta) quanto l’impatto ambientale delle azioni di altre imprese cinesi – quelle della produzione di plastica e bottiglie -  che potrebbero arrivare in Tibet. La Cina, inoltre, non vanta un buon curriculum circa il trattamento riservato alle sue aree naturali.

Intanto, l’amministrazione della regione del Tibet – secondo quanto riporta The Economist - sta concedendo agli imbottigliatori sgravi fiscali, esenzioni fiscali temporanee e prestiti a basso costo. Fa pagare alle aziende solo tre yuan (cinquanta centesimi) per l’estrazione di un metro cubo d’acqua, rispetto ai cinquanta richiesti altrove.

Il governo a Pechino però vuole ridurre lo sfruttamento delle falde, a causa della preoccupazione della penuria d’acqua, e vorrebbe che tutte le province, anche quelle ricche d’acqua come il Tibet, stabilissero quote per il consumo idrico. Cosa che è avvenuta nella provincia nordorientale di Jilin, dove il governo locale aveva dei progetti per l’aumento della produzione d’acqua minerale ancor più ambiziosi di quelli del Tibet, ma è stato obbligato a ridurli della metà a causa dell’imposizione di quote. Paradossalmente, quindi, la preoccupazione della Cina potrebbe salvare i ghiacciai himalayani. 
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