MONDO
Per la prima volta affidati a una donna i rapporti con i media stranieri
Hamas parla all'occidente. Con voce femminile
Israa al-Modallal a Rainews24: "Parlerò di diritti umani, in alcuni Stati in occidente c'è più attenzione". Sul divieto di parlare con i media israeliani: "E' la posizione del governo e la rispetto".

"Parlo di diritti umani"
"Non seguirò i titoli dei giornali", spiega Israa, "piuttosto vorrei che la stampa occidentale si concentrasse sulle questioni umanitarie. Sui prigionieri in Palestina, sui rifugiati, sulle donne". Perché un portavoce solo per la stampa straniera? "Perché in alcuni Stati, come in America, in Europa, in Australia, certi temi sono sentiti di più". Se Hamas l'ha scelta, è anche perché Israa ha vissuto all'estero e sa quindi parlare a persone di diverse nazionalità. Di certo, la mossa dell'Esecutivo di Gaza è quasi rivoluzionaria, visto che lei è la prima donna a ricoprire un ruolo simile.
"Combattere gli stereotipi"
Il compito di Isra è portare all'attenzione della stampa straniera alcuni temi. Ma ci sono anche alcuni "stereotipi negativi" da combattere. Un esempio? "Hamas combatte per i diritti umani dei palestinesi. Difende i nostri bambini, le nostre donne, le nostre persone. Nessuno lo dice. Questo è uno stereotipo negativo, il fatto che non se ne parli".
Hamas e lo Stato israeliano
Secondo l'Unione Europea (qui il testo della posizione comune del consiglio Ue), Stati Uniti e Australia, l'organizzazione palestinese è classificata come terroristica. Inoltre, Hamas non riconosce Israele come Stato. Se Israa condivide questa idea? La risposta è concisa: "Non sono d'accordo con l'occupazione. Né sui prigionieri". Inoltre, Hamas vieta di parlare ai giornalisti israeliani. Il quotidiano online Ynet scrive che la nuova portavoce per la stampa straniera ha rifiutato loro un'intervista (qui la notizia). Il perché lo spiega lei stessa: "E' la posizione del governo e la rispetto. I media israeliani scrivono molte cose, contro di noi. Se accettano le questioni sui diritti umani, se ci trattano come popolo occupato, allora sì, possiamo anche parlarci".
Sui social network
La giornalista di Gaza ha così subito aperto account sui social network. Su facebook (qui il link) e su twitter (qui il link). Il primo tweet nel nuovo ruolo? La notizia della morte di un prigioniero palestinese in un carcere israeliano.