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ITINERARI

Lì erano conservati i missili nucleari sovietici puntati su Londra

Vogelsang, la cattedrale della Guerra Fredda

Una ex base militare dell'Armata Rossa destinata alla demolizione, testimone silente di storie dei soldati e delle loro famiglie. E l'incontro inaspettato con Wiktor, 40enne che passò i suoi primi anni di vita in questo angolo gelato di Germania

Vogelsang, la cattedrale della Guerra Fredda
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di Stefano Corso e Dario-Jacopo Laganà Questa è la storia di una lunga preparazione a una guerra. Che per fortuna non c'è mai stata. E' la storia di chi a questo conflitto è stato "allenato" per 40 anni. E poi, con la fine del comunismo, se ne è tornato a casa. E' la storia di chi, come Wiktor, questa preparazione e questo ritorno li ha vissuti che era bimbo. E' la storia dell'Armata Russa in Germania dell'Est, dei suoi soldati che sono stati riportati in massa improvvisamente a casa, in un Paese profondamente cambiato e in rovina, cui difficilmente potevano dirsi di esser contenti di tornare.

La natura si rimangia le cattedrali della Guerra Fredda
Con la Guerra Fredda i russi iniziarono a costruire nella DDR città militari capaci di ospitare 7.000, 15.000 ma in alcuni casi anche 70.000 tra militari e civili. Nei 20 anni successivi alla caduta del muro queste cattedrali del conflitto tra blocchi sono state di nuovo assorbite dalla natura. E oggi sono aree con un fascino particolare, che mettono in relazione col passato e contemporaneamente restituiscono l'idea di come i grandi imperi si siano sgretolati.

Nel cuore di una città fantasma, Vogelsang
Vogelsang, vuol dire "il canto dell'uccello". Canta nel Brandeburgo, a poca distanza da Templin. Questo è stato il luogo scelto dai russi per costruire la loro cattedrale, l'ennesima. Da dove i binari incontrano il vecchio posto di blocco, ci si inoltra per qualche chilometro in bosco che d'inverno ospita una palude ghiacciata e il silenzio intenso rotto dai suoni gracchianti di uccelli che in quest'atmosfera appaiono grotteschi.

La base, una città 
Quando si giunge alla base, aggirandosi per le strade il palazzo che un tempo era teatro e cinema, la struttura si presenta imponente: le colonne all'ingresso e i resti di una fontana nella piazza antistante denunciano la potenza che questo luogo voleva mostrare subito. E' difficile immaginarlo tanti anni fa, pieno di rumori, dei passi pesanti degli stivali al passo dell’oca, di persone che chiacchierano e aspettano di entrare al cinema. Quella che un tempo era la sala principale è ovviamente deserta: manca tutto, anche le poltrone. Si accede al piano superiore tramite un'elegante scala ma anche sopra è tutto vuoto, spoglio, con i controsoffitti cadenti.

La sorpresa, un testimone del tempo
Ma è in questo viaggio nel passato imponente dell'Armata Rossa, quando si cerca di guardare i dettagli per tornare indietro nel tempo, che un uomo sulla quarantina si
avvicina e chiede di essere fotografato su quello che resta del cinema. Wiktor sale sul palco con grande dignità, composto e fiero, di quella drammatica fierezza nostalgica e tipica dei russi. Era poco più che un bambino quando visse nella base con la sua famiglia, era figlio di un ufficiale. E d'improvviso ha voglia di raccontare, spiegare, far rivivere quel posto in cui torna per la prima volta dopo 30 anni. 

La cattedrale "rivive"
Così nel vuoto della sala riappaiono le file di poltrone con i posti per gli ufficiali e i sottufficiali, nel centro i grandi lampadari di cristallo e la gente che prende posto per assistere ad un nuovo spettacolo dei commilitoni o per vedere un film. Si sposta all'esterno della sala, dove c'era la biglietteria da un lato e l’edicola dall'altro. Rivive grazie ai suoi gesti e al miscuglio di lingue che parla per cercare di farsi comprendere; rivive una sala vuota, bianca, dove un tempo c'era un biliardo e dove ora si può invece vedere il fumo delle sigarette, mentre al piano di sopra si trovavano le sale dove si poteva far musica insieme, anche rock, come ci tiene a precisare.

Le giornate dei figli e quelle dei padri
Le giornate passate tra la scuola e la palestra a guardare i grandi andare e venire da quelle esercitazioni militari fatte giorno per giorno della stessa quotidianità, in attesa di quell'ipotetica guerra in una terra straniera, divisi dal mondo reale da un bosco fittissimo, con pochi contatti con le persone del paese vicino. Una base militare immensa fatta di grandi strutture, con un'area per le caserme, la scuola, la palestra, la zone per le ville degli ufficiali, villette in legno e una villa dietro un muro con garage e con una piccola piscina privata e la sauna. 

I missili nucleari puntati su Londra
Ma era soprattutto un'area militare, con tanto di depositi di munizioni e un'area un po’ più nascosta dove si narra ci siano stati missili nucleari prima della Crisi dei Missili di Cuba, in grado di raggiungere Londra e dei quali però anche la CIA non riuscì all'epoca a trovare prove sicure (e di cui anche nella base era vietato parlare, come Wiktor conferma pronunciando subito uno spaventato "KGB KGB !!").

La demolizione nel futuro prossimo
Nel corso degli ultimi anni questa base, così come altre basi, è stata in parte demolita. Sono molti i russi che iniziano a tornare qui a vedere questi luoghi che hanno abbandonato anni fa, come Wiktor, tutti con l'abitudine di lasciare messaggi per quelli che verranno dopo o anche solo la firma e gli anni in cui hanno vissuto qui. Messaggi in cui condividono ricordi, testimoni di una storia e di vite che hanno bruscamente cambiato percorso con il crollo del muro di Berlino.
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