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MONDO

Lo rivela il Financial Times

Troppo smog in Cina: l'ambasciatore statunitense lascia il posto

L'ambasciatore statunitense Gary Locke ha annunciato le sue dimissioni per "motivi personali". Tra le motivazioni - rivela il Financial Times che cita fonti vicine alla famiglia - la preoccupazione per gli alti livelli di inquinamento a Pechino

Pechino, l'inquinamento in città
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Pechino Gary Locke, ambasciatore statunitense a Pechino, ha annunciato le sue dimissioni dopo appena due anni e mezzo di servizio. Tra le motivazioni, rivela il Financial Times che cita fonti vicine alla famiglia, la preoccupazione per i livelli di inquinamento nella capitale cinese. Locke, il primo sino-americano a rappresentare gli Stati Uniti nel Paese dei suoi antenati, era arrivato in Cina nel 2011, ma sua moglie e i suoi tre figli sono tornati quest'anno in America.

Le dimissioni di Locke sono arrivate mentre a Varsavia gli esperti Onu discutono ancora una volta del pianeta minacciato dai gas serra. L'ambasciatore si è dimesso adducendo "motivi personali" e un portavoce della missione americana a Pechino si è limitato a dire che "la signora Locke e i suoi figli sono tornati a Seattle per finire il liceo nelle scuole di lì". Una tesi ribadita dalla stessa "ambasciatrice", che nei giorni scorsi aveva smentito le voci circolate su Weibo. Sul sito di microblogging cinese, a proposito di una fuga a causa dello smog, un commentatore aveva scritto: "L'aria della Cina ha sconfitto l'ambasciatore. Per sopravvivere se ne è dovuto andare a vivere nella sua bellissima Seattle".

L'inquinamento a Pechino era stata una causa celebre di Locke e della sua ambasciata, che da anni pubblica aggiornamenti orari sulla qualità dell'aria nel Paese: un'iniziativa che di recente, anche grazie al pressing dell'opinione pubblica, ha costretto il governo cinese ad ammettere la gravità del problema nella Cina del Nord e a pubblicare le sue valutazioni.

Secondo il Financial Times, il caso Locke non è per niente unico. Il tasso d'inquinamento in Cina preoccupa molte persone: alcuni executive manager stranieri e diplomatici, soprattutto quelli con figli piccoli, hanno deciso di andarsene da un Paese dove all'inizio di novembre una bimba di otto anni è morta di cancro ai polmoni. Molte aziende e Paesi, inoltre, trovano difficoltà a reclutare personale qualificato pronto a trasferirsi in Cina proprio a causa dei timori per la salute.

A Pechino, le morti per cancro ai polmoni sono aumentate del 56 per cento dal 2001 al 2010. Un quinto di tutti i malati di tumore soffre di questo tipo di cancro, che nel 2010 è stato la principale causa di decesso tra gli uomini e la seconda tra le donne.
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