MONDO
Il giallo
Corea Nord, i media: Kim Jong-nam ucciso con gas nervino
Secondo i media sarebbe stato utilizzato 'l'agente Vx', usato già in passato da 'sicari' di Pyongyang. Il ruolo delle donne spie nella Corea del Nord, a partire dalla celebre Lee Sun-sil

Intanto per l'omicidio è stato arrestato anche un uomo. Dopo le due donne, di cui una ieri con passaporto vietnamita (Doan Thi Huong, di 28 anni) e una questa mattina con passaporto indonesiano (Siri Aishah, di 25 anni), la polizia ha riferito che è stato fermato anche il fidanzato di quest'ultima, in possesso di passaporto indonesiano.
Le spie donne al servizio del potere
Secondo l'intelligence sudcoreana, sono state due donne ad avvelenare lunedì scorso il fratellastro del dittatore coreano Kim Jong-un. La vicenda è ancora avvolta nel mistero, ma sono molte le fonti secondo cui dietro l'assassinio ci sarebbe senz'altro Pyongyang. Resta il fatto che sono molte le donne-spia che, nel corso della sua storia, la Corea del Nord ha impiegato in azioni particolarmente delicate e ad alto rischio. Una delle più 'illustri' è sicuramente Lee Sun-sil. La sua vicenda risale all'inizio degli anni '90, quando l'agenzia di intelligence sudcoreana annunciò di aver arrestato oltre 60 persone che avevano stabilito in Corea del Sud una sorta di succursale segreta del Partito dei Lavoratori al potere in Corea del Nord. A capo della succursale c'era Lee Sun-sil, allora 75enne, che da dieci anni lavorava dietro le quinte nel Sud. Lee riuscì però a sfuggire all'arresto, poiché come raccontò un altro agente segreto nordcoreano catturato in seguito, era già tornata in patria utilizzando un minisommergibile. Considerata numero 22 nella gerarchia nordcoreana, Lee morì poi nel 2000 e fu sepolta nel cimitero dei patrioti a Pyongyang.
Una notevole fama l'acquisì anche Won Jeong-hwa, che giunse nel Sud affermando di esser fuggita dopo aver disertato, ma poi sette anni dopo venne arrestata e condannata a cinque anni di prigione con l'accusa di aver circuito con il sesso le sue vittime a cui carpire informazioni riservate di carattere militare. Non a caso venne poi chiamata dalla stampa 'la Mata Hari nordcoreana'. Lei tuttavia disse che si trattava di un soprannome esagerato, e ammise anche di aver ricevuto l'ordine di assassinare col veleno due delle sue fonti militari sudcoreane. Ordine a cui disobbedì.
E ancora, molti ricordano Kim Hyon-hui, che nel novembre 1987 assieme ad un altro agente segreto lasciò una bomba ad orologeria su un aereo sudcoreane che aveva fatto scalo ad Abu Dhabi mentre era in rotta da Baghdad a Seul. Kim e il suo complice vennero arrestati poco dopo in un aeroporto del Bahrein. L'uomo che era con lei, di 72 anni, però si uccise immediatamente, ingerendo del veleno, mentre le guardie dei servizi di sicurezza riuscirono a impedire che anche lei facesse altrettanto. Kim che all'epoca aveva 27 anni, fu pertanto estradata in Corea del Sud, dove fu condannata a morte e poi graziata. Nel corso degli anni ha scritto numerosi libri di successo e si è sposata con un ex agente dell'intelligence. L'attentato causò la morte delle 115 persone a bordo dell'aereo, e secondo quanto disse Kim alle autorità sudcoreane, aveva lo scopo di sabotare le olimpiadi di Seul, che sarebbero iniziate dieci mesi dopo.