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MONDO

Bruciati i documenti nella piazza d'armi

Crimea, militari ucraini smobilitano la base di Belbek

Dopo l'ultimatum delle forze filorusse, i soldati asserragliati nella base si preparano ad abbandonarla. Kiev li accoglierà come "veri eroi". Intanto Mosca dice sì all'Osce ma non in Crimea. In serata si incontreranno Kerry e Lavrov

Soldati a Belbek (lapresse)
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Sebastopoli Aria di smobilitazione in Crimea. I militari ucraini nella base di Belbek si preparano a lasciare l'installazione dopo l'ultimatum fissato dalle unità russe e filorusse. Il ministero della Difesa di Kiev chiarisce che i soldati che tornano dalla Crimea occupata dai russi saranno accolti come veri eroi e non come disertori.

Documenti bruciati
Ai militari ucraini asserragliati all'interno della base il governo di Crimea e i soldati assedianti hanno detto: "Arrendetevi o conquisteremo la base". E questa mattina circa 250 fra soldati e civili hanno acceso un grande falò per bruciare documenti, preparandosi ad abbandonare l'installazione. 

Da settimane l'accesso alla base e all'aeroporto assediati è impedito ai giornalisti e ai civili: un improvvisato checkpoint impedisce l'ingresso lungo la strada. Nei giorni scorsi è stata oscurata anche la webcam piazzata vicino all'ingresso della base, dove erano stati visti da testimoni almeno 12 blindati.

Irruzione filorussi in base aeronautica ucraina
Un gruppo di filorussi, composto da circa 200 persone disarmate, ha fatto irruzione in un'altra installazione militare ucraina, una base dell'aeronautica militare di Kiev a Novofederovka, nell'ovest della penisola annessa da Mosca. I militari ucraini si sono barricati nell'edificio del comando e hanno lanciato fumogeni sugli intrusi, ma senza riuscire a fermarli.

5mila in piazza: subito referendum come in Crimea
Più di 5mila abitanti filorussi di Donetsk, nell'est dell'Ucraina, sono scesi in piazza per chiedere che sia indetto un referendum sulla secessione finalizzata all'annessione alla Russia. Le agitazioni di questo tipo nell'est del Paese erano attese e temute. 

Sì di Mosca agli osservatori Osce, ma non in Crimea
Intanto non aiuta ad allentare la tensione la decisione della Russia di impedire l'accesso agli osservatori Osce nella Penisola. Mosca, dopo averla ripetutamente bloccata, si auspica che la missione Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) in Ucraina abbia successo. Ma non in Crimea che, dice il Cremlino, è "ormai parte della Russia".

Accordi Europa-Ucraina
Il sì di Mosca all'Osce e l'ultimatum russo ai soldati ucraini asserragliati nella base sono arrivati contestualmente alla firma dell'accordo di associazione tra l'Europa e l'Ucraina, il cui rifiuto da parte dell'ex presidente Yanukovich aveva provocato la rivolta di piazza Maidan. Il Consiglio europeo ha varato ieri aiuti all'Ucraina e nuove sanzioni alla Russia, mentre il Senato di Mosca dava l'ultima approvazione all'annessione della Crimea.

La risposta della Russia alle sanzioni
La Russia, però, riserva anche il diritto di dare una risposta adeguata alla sanzioni aggiuntive decise ieri dal Consiglio europeo. Il portavoce del ministero degli esteri russo, Aleksandr Lukashevich, ha detto: "Crediamo sia tempo di tornare al pragmatico terreno di cooperazione per far soddisfare gli interessi del nostri Paesi". 

Incontro Lavrov - Kerry
In serata, è previsto l'incontro del capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov con il segretario di Stato John Kerry all'Aja, dove lunedì 24 inizierà un summit internazionale sulla sicurezza nucleare. Il ministero degli Esteri russo ha ricordato che i due hanno concordato di rimanere in contatto sulla situazione in Ucraina, per discutere le vie per una de-escalation della crisi e per l'avvio di una riforma costituzionale con la partecipazione di tutte le regioni del Paese.
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