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SCIENZA

Bio-sensori per individuare sostanze tossiche

Dal tacchino allo smartphone

Virus che imitano il comportamento della pelle dei tacchini in un'applicazione per analizzare l'aria

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La pelle del tacchino cambia colore a seconda dell'umore: dal rosso, al blu, al bianco. Un fenomeno dovuto alla contrazione o al rilassamento delle fibre di collagene attraversate dai vasi sanguigni. Un carattere... camaleontico che ha acceso la curiosità di un gruppo di ricercatori della Berkeley University, in California.

L'idea è stata quella di imitare la reazione della pelle dei tacchini per mettere a punto uno strumento - un "bio-sensore" - capace di riconoscere la presenza di alcune sostanze, anche tossiche, disperse nell'aria.

Il team del Professor Seung-Wuk Lee, associato di Bioingegneria dell'Università di Berkeley ha individuato alcuni virus betteriofagi - chiamati "M13" - che potevano risultare utili perché, raggruppati in "fasci", si dispongono in strutture molti simili al collagene dei tacchini. E reagiscono in modo molto simile: cambiano densità (e quindi colore, in risposta alla luce che li colpisce) se esposti ad agenti chimici specifici, come esano, alcool isopropilico e metanolo; ma anche al tritolo (il TNT), e persino a concentrazioni bassissime: fino a 300 parti per miliardo.

Il bio-sensore realizzato imitando i tacchini, accoppiato a una "App" per smartphone che in pratica costituisce il software che ne legge le reazioni utilizzando i sensori della fotocamera, potrebbe diventare uno strumento portatile, economico e facile da usare.

Così, almeno, afferma il professor Seung-Wuk Lee, il cui progetto è cofinanziato dalla National Science Foundation e da alcune agenzie governative sudcoreane legate alla Difesa. Nonché dal colosso Samsung (ovviamente, se si parla di smartphone...).
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