SCIENZA
Trasferimento tecnologico
Dallo spazio alla nostra vita quotidiana: le tecnologie per astronauti che usiamo ogni giorno
Dai navigatori satellitari agli strumenti per la diagnosi di malattie dell'occhio, passando per le macchine che confezionano le patatine, sono moltissime le applicazioni delle ricerche condotte in orbita o sviluppate per consentire le missioni spaziali. Ecco che cosa ci hanno regalato decenni di scienza fra le stelle

Dai trapani alle foto digitali
Avete un trapano o un aspirapolvere portatile? Tecnologia sviluppata per gli astronauti del programma Apollo della Nasa. In montagna usate giacche in tessuti isolanti e allo stesso tempo capaci di regolare efficacemente la temperatura? Merito degli studi condotti per sviluppare le tute spaziali. Esistono sistemi in grado di elaborare singole foto per dar vita a panorami digitali giganti? Derivano da quelli usati dai rover Spirity e Opportunity per inviarci immagini da Marte.
Microchip e patatine
Poi ci sono i prodotti della microelettronica, come i microchip che costituiscono il cuore di apparecchi che usiamo costantemente come i computer, gli smartphone o i tablet che state utilizzando per leggere questo articolo. Anche i vigili del fuoco devono ringraziare l’industria aerospaziale: molte delle loro maschere sono inizialmente state progettate per i tecnici delle rampe di lancio dei razzi. Persino per impacchettare le patatine senza farle sbriciolare ultimamente ci si è basati sulle ricerche pensate per far arrivare un veicolo spaziale su un altro pianeta.
Trasferimento tecnologico
La Nasa ha creato una sezione del suo sito dedicata al cosiddetto trasferimento tecnologico, cioè alle tecnologie arrivate sino a noi grazie alle ricerche in ambito spaziale. È una miniera in cui si possono trascorrere ore intere, partendo dagli anni Sessanta fino agli ultimi ritrovati, come una tecnologia sviluppata per stabilizzare i razzi lanciatori e ora utilizzata per aiutare gli edifici a resistere ai terremoti o come un'altra impiegata nella costruzione del telescopio spaziale James Webb e rivelatasi utile per velocizzare e rendere più precisi degli strumenti per la diagnosi e la cura di malattie dell'occhio.
Gli esperimenti condotti da Samantha Cristoforetti
Per rimanere in Italia, è d’obbligo fare riferimento alla missione “Futura” di Samantha Cristoforetti, che si è conclusa nel giugno scorso. Nel 199 giorni trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale, AstroSamantha ha condotto nove esperimenti tutti italiani, con possibili applicazioni che vanno dalla cura dell’osteoporosi a quella del cancro. Studi che si possono condurre solo in un ambiente in condizioni di microgravità come il laboratorio orbitante.
Nello spazio per migliorare la nostra vita
Andare fin lassù costa, ma serve anche a migliorare la nostra vita. Oltre ovviamente ad ampliare la nostra conoscenza e ad aprirci orizzonti sempre più affascinanti. E questo non ha prezzo.