ECONOMIA
Il processo d'appello sulla presunta maxi-tangente
Eni-Saipem, presunte tangenti in Algeria: assolto Paolo Scaroni e tutti gli altri imputati
Il ricorso della procura di Milano contro l'assoluzione di Eni in primo grado è stato giudicato 'inammissibile' dalla Corte d'appello di Milano

Erano stati tutti condannati dal Tribunale nel settembre del 2018. Al centro del processo, l'accusa di una tangente da 197 milioni di euro che sarebbe stata pagata in più tranche, dal 2007 al 2010, al ministro dell'Energia algerino, Chekib Khelil, e al suo entourage in cambio di appalti per oltre otto miliardi di euro.
Al centro del processo, l'accusa di una tangente da 197 milioni di euro che sarebbe stata pagata in più tranche, dal 2007 al 2010, al ministro dell'Energia algerino, Chekib Khelil, e al suo entourage in cambio di appalti per oltre otto miliardi di euro. "È un teorema inconsistente che hanno portato avanti - hanno spiegato il professor Alberto Alessandri e l'avvocato Francesca Carangelo - e che ora è stato smontato".
"È una sentenza che ha fatto giustizia per il mio assistito, già assolto dal Gup e dal tribunale in primo grado. Credo che si possa mettere la parola definitiva 'fine' a questa vicenda', ha dichiarato l'avvocato Enrico De Castiglioni, legale di Paolo Scaroni, ex amministratore delegato di Eni. La Corte d'Appello ha assolto tutti con la formula 'perché il fatto non sussiste' e ha revocato la confisca di 197 milioni di euro, considerato il presunto profitto del reato, disposta in primi grado a carico, in solido, di Eni e Saipem.
Prescritte le accuse relative al reato di dichiarazione fraudolenta. Le persone fisiche erano accusate di corruzione internazionale, le società Eni e Saipem della violazione della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società per i reati commessi dai propri dipendenti. I giudici hanno valutato come inammissibile il ricorso d'appello presentato dal sostituto procuratore generale Massimo Gaballo e dal pm Isidoro Palma contro Eni e i suoi ex manager. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni.
"Non ce l'aspettavamo ma ci speravamo perché sono sette anni che sosteniamo l'assoluta estraneità di Saipem dall'accusa di corruzione internazionale", ha detto dopo la lettura del dispositivo l'avvocato Enrico Giarda, legale di Saipem. Per quanto concerne il 'capitolo' Saipem, sono stati assolti l'ex presidente e ad di Saipem, Pietro Tali (in primo grado condannato a 4 anni e nove mesi)), l'ex direttore operativo di Saipem in Algeria, Pietro Varone (4 anni e nove mesi), l'ex direttore finanziario di Saipem e poi di Eni, Alessandro Bernini ((4 anni e un mese), Farid Bedjaoui (5 anni e cinque mesi), Samyr Ouraied (4 anni e un mese), Omar Habour (4 anni e un mese). Bedjaoui veniva considerato dall'accusa il presunto mediatore delle tangenti, Ouraied il suo fiduciario e Habour il presunto riciclatore delle mazzette.
La condanna in primo grado aveva riguardato solo l'episodio delle presunta corruzione relativa ai contratti ottenuti da Saipem nel Paese nordafricano, mentre già davanti al Tribunale era arrivata l'assoluzione per le presunte irregolarità nell'operazione First Calgary. Nelle motivazioni al verdetto di primo grado, i giudici scrivevano che "non ci sono prove" che Eni fosse consapevole del presunto patto corruttivo, la cui esistenza e' stata ora negata in appello, tra Saipem e il ministro dell'Energia algerino, Khelil Chiekib.