MONDO
Urne chiuse alle 23 italiane
Regno Unito, BBC: May in testa ma non ha la maggioranza
Non c'è la maggioranza assoluta per i conservatori, fa sapere BBC mentre mancano allo spoglio 30 collegi su 650. Al momento i Tories sono quasi a 300 seggi, il Labour supera quota 260. La previsione finale si attesa per 318 per la May.
Si va verso il cosiddetto hung Parliament, il parlamento impiccato da un governo di minoranza o dalla necessità di dare vita a coalizione. E' lo scenario che emerge quando mancano 30 colleggi allo spoglio. BBC: May non ha la maggioranza assoluta. I Tories sono quasi a 300 seggi, Labour oltre 260. Le previsioni finali vedono i conservatori con 318 seggi, sarebbe solo uno in più rispetto a prima.
I Tories in calo, maggioranza in bilico
Se i dati degli exit poll fossero confermati, Theresa May avrebbe dunque perso la scommessa di convocare il voto anticipato per ottenere una maggioranza più solida, un governo più stabile e un mandato più forte per negoziare la Brexit con l'Unione europea: i conservatori sarebbero in calo (26 seggi in meno rispetto a quelli conquistati da David Cameron a maggio del 2015) e non raggiungerebbero la maggioranza assoluta di 326 seggi sui 650 della Camera dei Comuni. Il Parlamento sarebbe, come si dice in gergo, "appeso" ("Hung Parliament"), per cui si dovrà tornare, come nel quinquennio 2010-2015, a un governo di coalizione. Theresa May è comunque stata rieletta senza problemi nel suo collegio di Maidenhead, nella contea del Berkshire, a est di Londra.
Theresa May durante lo spoglio: garantiremo la stabilità
Il Regno Unito "ha bisogno di un periodo di stabilità" e i Tories lavoreranno per garantirla. Lo ha detto la premier Theresa May stanotte, mantenendosi prudente sul risultato e limitandosi a dire che il suo partito è accreditato al momento dalle previsioni "del maggior numero di seggi" e di voti. "Il Partito conservatore - ha aggiunto - farà il suo dovere qualunque sia il risultato" finale delle elezioni.
Il balzo in avanti di laburisti e lib-dem
Grande balzo, ma insufficiente per conquistare il governo da soli, dunque, dei laburisti di Jeremy Corbyn, che dai 232 deputati del 2015, secondo gli exit poll, avrebbero raggiunto quota 266 (+34).
Bene anche i lib-dem di Tim Farron, che dagli 8 deputati di 2 anni fa passano a 14 (+6).
Corbyn durante lo spoglio: May ha perso voti e seggi, vada via
Davanti alle telecamere, a spoglio ancora in corso, Corbyn ha chiesto le dimissioni della premier. "Theresa May ha perso sostegno, ha perso seggi e ha perso voti, io credo sia abbastanza perché se ne vada", ha detto dopo la rielezione a deputato nel suo collegio. Corbyn ha ripetuto che con il voto di ieri "la politica è cambiata" e ha aggiunto che la gente ha fatto capire "di non poterne più di austerity e tagli ai servizi pubblici", ma "ha votato per la speranza".
I liberaldemocratici: no a qualsiasi accordo di coalizione
I liberaldemocratici britannici sono però indisponibili ad accordi di coalizione con conservatori e laburisti. La presidente del partito, Sal Brinton, ha spiegato che i Libdem non intendono collaborare né con i Tories né con il Labour perché entrambi sono in favore di una "hard Brexit". Quindi non è possibile una coalizione per le "grandi differenze politiche" fra i partiti. I Lib-dem fra i punti principali del loro programma chiedono un secondo referendum sul divorzio del Regno Unito dall'Unione europea.
Passo indietro per i nazionalisti scozzesi
Batosta invece per gli scozzesi dello Scottish National Party della 'first minister' Nicola Sturgeon, che da 56 seggi - tutti 'rubati' ai labusisti nel 2015 - crollano a 34 (-22).
Nessun seggio agli euroscettici dell'Ukip. Nuttal durante lo spoglio: May ha sbagliato
Scompaiono dal Parlamento britannico gli eurofobici dell'Ukip di Paul Nuttal, la cui ragion d'essere è in qualche modo venuta a cadere dopo la vittoria al referendum della Brexit. "Se l'exit poll è vero, allora Theresa May ha messo Brexit in pericolo. Lo dicevo fin dall'inizio che queste elezioni erano sbagliate. Hybris", commenta su Twitter Paul Nuttal.
Governo a rischio e sterlina in calo
Il governo britannico è dunque a rischio, in un Parlamento "sospeso". Ne risente la sterlina, in netto calo sui mercati telematici dopo gli exit poll. La valuta britannica ha perso l'1,2% sull'euro e scambia a 1,14 contro la moneta unica.
Ex ministro conservatore Osborne: dubito che May resti in sella
Ma il regolamento di conti inizia anche in casa Tories: l'ex cancelliere dello Scacchiere e fedelissimo di David Cameron, George Osborne, defenestrato dall'attuale premier, dice chiaramente che "May si dovrebbe dimettere" se gli exit poll si riveleranno giusti. "Se avrà fatto peggio di due anni fa e non sarà in grado di formare in governo allora dubito che sopravviverà nel lungo periodo come leader del partito Conservatore".
Lotta al terrorismo, Brexit e Stato sociale al centro della campagna elettorale
Dopo l'attentato al London Bridge - l'ultimo di una serie che ha colpito Londra - la lotta al terrorismo è salita al primo posto dei temi in agenda della breve campagna elettorale. Theresa May ha detto di essere disposta a stracciare le leggi sui diritti umani per combattere il terrorismo, Corbyn ha chiesto le sue dimissioni per i pesanti tagli alla sicurezza durante il suo mandato da ministro dell'Interno. Altri temi al centro del voto: la Brexit, ovviamente, e i tagli allo Stato sociale.
I Tories in calo, maggioranza in bilico
Se i dati degli exit poll fossero confermati, Theresa May avrebbe dunque perso la scommessa di convocare il voto anticipato per ottenere una maggioranza più solida, un governo più stabile e un mandato più forte per negoziare la Brexit con l'Unione europea: i conservatori sarebbero in calo (26 seggi in meno rispetto a quelli conquistati da David Cameron a maggio del 2015) e non raggiungerebbero la maggioranza assoluta di 326 seggi sui 650 della Camera dei Comuni. Il Parlamento sarebbe, come si dice in gergo, "appeso" ("Hung Parliament"), per cui si dovrà tornare, come nel quinquennio 2010-2015, a un governo di coalizione. Theresa May è comunque stata rieletta senza problemi nel suo collegio di Maidenhead, nella contea del Berkshire, a est di Londra.
Theresa May durante lo spoglio: garantiremo la stabilità
Il Regno Unito "ha bisogno di un periodo di stabilità" e i Tories lavoreranno per garantirla. Lo ha detto la premier Theresa May stanotte, mantenendosi prudente sul risultato e limitandosi a dire che il suo partito è accreditato al momento dalle previsioni "del maggior numero di seggi" e di voti. "Il Partito conservatore - ha aggiunto - farà il suo dovere qualunque sia il risultato" finale delle elezioni.
Il balzo in avanti di laburisti e lib-dem
Grande balzo, ma insufficiente per conquistare il governo da soli, dunque, dei laburisti di Jeremy Corbyn, che dai 232 deputati del 2015, secondo gli exit poll, avrebbero raggiunto quota 266 (+34).
Bene anche i lib-dem di Tim Farron, che dagli 8 deputati di 2 anni fa passano a 14 (+6).
Corbyn durante lo spoglio: May ha perso voti e seggi, vada via
Davanti alle telecamere, a spoglio ancora in corso, Corbyn ha chiesto le dimissioni della premier. "Theresa May ha perso sostegno, ha perso seggi e ha perso voti, io credo sia abbastanza perché se ne vada", ha detto dopo la rielezione a deputato nel suo collegio. Corbyn ha ripetuto che con il voto di ieri "la politica è cambiata" e ha aggiunto che la gente ha fatto capire "di non poterne più di austerity e tagli ai servizi pubblici", ma "ha votato per la speranza".
I liberaldemocratici: no a qualsiasi accordo di coalizione
I liberaldemocratici britannici sono però indisponibili ad accordi di coalizione con conservatori e laburisti. La presidente del partito, Sal Brinton, ha spiegato che i Libdem non intendono collaborare né con i Tories né con il Labour perché entrambi sono in favore di una "hard Brexit". Quindi non è possibile una coalizione per le "grandi differenze politiche" fra i partiti. I Lib-dem fra i punti principali del loro programma chiedono un secondo referendum sul divorzio del Regno Unito dall'Unione europea.
Passo indietro per i nazionalisti scozzesi
Batosta invece per gli scozzesi dello Scottish National Party della 'first minister' Nicola Sturgeon, che da 56 seggi - tutti 'rubati' ai labusisti nel 2015 - crollano a 34 (-22).
Nessun seggio agli euroscettici dell'Ukip. Nuttal durante lo spoglio: May ha sbagliato
Scompaiono dal Parlamento britannico gli eurofobici dell'Ukip di Paul Nuttal, la cui ragion d'essere è in qualche modo venuta a cadere dopo la vittoria al referendum della Brexit. "Se l'exit poll è vero, allora Theresa May ha messo Brexit in pericolo. Lo dicevo fin dall'inizio che queste elezioni erano sbagliate. Hybris", commenta su Twitter Paul Nuttal.
If the exit poll is true then Theresa May has put Brexit in jeopardy. I said at the start this election was wrong. Hubris.
— Paul Nuttall (@paulnuttallukip) 8 giugno 2017
Governo a rischio e sterlina in calo
Il governo britannico è dunque a rischio, in un Parlamento "sospeso". Ne risente la sterlina, in netto calo sui mercati telematici dopo gli exit poll. La valuta britannica ha perso l'1,2% sull'euro e scambia a 1,14 contro la moneta unica.
Ex ministro conservatore Osborne: dubito che May resti in sella
Ma il regolamento di conti inizia anche in casa Tories: l'ex cancelliere dello Scacchiere e fedelissimo di David Cameron, George Osborne, defenestrato dall'attuale premier, dice chiaramente che "May si dovrebbe dimettere" se gli exit poll si riveleranno giusti. "Se avrà fatto peggio di due anni fa e non sarà in grado di formare in governo allora dubito che sopravviverà nel lungo periodo come leader del partito Conservatore".
Lotta al terrorismo, Brexit e Stato sociale al centro della campagna elettorale
Dopo l'attentato al London Bridge - l'ultimo di una serie che ha colpito Londra - la lotta al terrorismo è salita al primo posto dei temi in agenda della breve campagna elettorale. Theresa May ha detto di essere disposta a stracciare le leggi sui diritti umani per combattere il terrorismo, Corbyn ha chiesto le sue dimissioni per i pesanti tagli alla sicurezza durante il suo mandato da ministro dell'Interno. Altri temi al centro del voto: la Brexit, ovviamente, e i tagli allo Stato sociale.
