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Fenomeno Tinder, quando conoscersi diventa un gioco: ma il rischio è la dipendenza

L'applicazione ricorda molto la prima versione di Facebook, il social concepito da Mark Zuckerberg. E' stata creata da Sean Rad, che l'ha ideata proprio durante un party universitario nel settembre 2012

Tinder
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di Carlotta Macerollo Se siete a cena con qualche vostro amico single e particolarmente "social" e vi accorgete che non riesce a staccare gli occhi dal cellulare, una cosa è certa: anche lui è stato conquistato da Tinder. 

Tinder è la mania del momento, un social network che mette in contatto le persone nelle vicinanze e permette incontri ravvicinati al volo. In inglese vuol dire più o meno fiammella, infatti la fiamma rossa è il simbolo della app sulla pagina Twitter. Ma significa anche esca. La app per il dating online è stata rilanciata durante le Olimpiadi di Sochi, dopo che la statunitense Jamie Anderson, oro nello snowboard slopestyle, ha confessato ai giornalisti quanto fosse famosa e utilizzata anche da atleti e atlete, tra una gara e l'altra.

Come funziona
Al tempo dei selfie e del web 2.0 uno smartphone e una connessione possono proiettare le persone in pochi minuti nel mondo del partner ideale. Il suo funzionamento è semplice: si scarica la app, ci si registra attraverso Facebook. Una volta pronti, una serie di immagini di potenziali spasimanti nelle vicinanze appaiono sullo schermo dello smartphone: da qui si mandano verso sinistra (cliccando su una X) i ragazzi o le ragazze a cui non si è interessati e a destra (cliccando sul cuoricino) quelli a cui si è interessati. Se c'è un interesse comune, Tinder mette in comunicazione i due utenti. 

La app sembra avere avuto anche successo nel portare a buon fine relazioni: lo confermano in tanti anche su Twitter. Adrianne scrive in un cinguettio: "Grazie a Tinder ho incontrato l'uomo dei miei sogni che mi ha chiesto di passare la vita con lui!".




Come nasce
Tinder, come Facebook, nasce in ambito universitario: è stata lanciata durante un party tra studenti, nel settembre del 2012, all'University of Southern California, dove si è laureato Sean Rad, il suo fondatore. Ad alcuni ha ricordato il Facebook degli inizi, quando Mark Zuckerberg pensò di mettere ai voti degli studenti di Harvard le foto di altri studenti. 

Ma il rischio è la dipendenza
Secondo la rivista Business Week, in media i follower di Tinder (chiamati anche tinderer) controllano l'applicazione 11 volte al giorno per sette minuti a volta, prova che genera non poca dipendenza.  
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