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MOTORI

Non solo motori

La Formula 1 dopo 40 anni non è più Bernie Ecclestone: Mi hanno fatto fuori, dice il vecchio patron

Per quaranta anni Mr. Formula 1 ha trasformato le corse automobilistiche in eventi planetari. non piu', non solo, appuntamenti sportivi ma intrattenimento, spettacolo, globalizzazione. E soprattutto show-business, una macchina che fattura centinaia di milioni di dollari ogni anno

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In Formula uno si chiude un'era. Dopo 40 anni, Bernie Ecclestone abbandona la gestione della massima serie con l'arrivo di Liberty Media, il consorzio americano che ha ricevuto il via libera all'acquisizione per poco meno di 7,5 miliardi di euro.

"Mi hanno fatto fuori" ha detto l'86enne amministratore delegato del Circus alla rivista tedesca Auto Motor und Sport.

Lo scorso settembre Ecclestone aveva raccontato di come la nuova proprietà gli avesse chiesto di rimanere per altri tre anni, ma rispetto ad allora gli americani avrebbero cambiato idea, decidendo di affidare la gestione della F1 a Chase Carey, in passato al servizio della Espn. Eccestone ha riferito: "Non mi resta che andare via. Lo considero come ufficiale: non conduco più io l'azienda e la mia posizione è stata rilevata da Carey". 


Il presidente di Liberty Media, Greg Maffei, in una nota, ha espresso il suo ringraziamento ad Ecclestone per il successo nella costruzione di questo straordinario sport globale. Il nuovo gestore del circuito, Carey, dal canto suo ha detto che Bernie sarà sempre parte della famiglia della Formula Uno. Ma il grande vecchio non sembra interessato ad accettare l'offerta della presidenza onoraria.



La deposizione dell'uomo chiamato Formula 1
Bernie Ecclestone, dunque,  non e' piu' il gran ciambellano della formula uno. Per usare le sue stesse parole, e' stato "deposto". Come succede ai regnanti, in quella monarchia rombante e luccicante che e' stata la f1 per 40 anni.

Quattro decenni che hanno trasformato i gp, sublimando le corse automobilistiche in eventi planetari. non piu', non solo, appuntamenti sportivi ma intrattenimento, spettacolo, globalizzazione. e soprattutto show-business, una macchina che fattura centinaia di milioni di dollari ogni anno.   

Artefice, demiurgo, ispiratore di questa trasformazione e' stato lo stesso Ecclestone. visionario quanto spregiudicato, controverso non meno che abile negoziatore. Un piccolo gigante che per quattro decenni ha saputo trovare equilibri non scontati con le grandi case automobilistiche cosi' come con primi ministri o emiri di turno.


La sua estromissione non solo e' un ulteriore passo in avanti della liberty media nel pieno controllo del circus automobilistico. Ma e' soprattutto un segnale che i tempi sono gia' cambiati. Entro la fine di marzo e' atteso il completamento del takeover per un valore finale che si aggira sugli otto miliardi di dollari. e che e' destinato a spostare gli equilibri geo-politici della f1. Se ecclestone ha avuto il merito di aprire nuovi mercati ad oriente - da Qatar a Shanghai, dal Bahrain a Singapore, e ancora Abu Dhabi e Sochi - l'intenzione della nuova proprieta' e' ripristinare una forte presenza negli Stati Uniti, con l'ingresso di altri gp, a discapito del vecchio continente.
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