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MONDO

​Il disastro in Giappone fu provocato da un sisma seguito da uno tsunami

Fukushima 4 anni dopo: migliaia di scorie radioattive e 120 mila ancora senza casa

Greenpeace lancia l'allarme: 54mila siti contaminati. Ma il problema maggiore è il trattamento delle acque radioattive e i 15-28 milioni di metri cubi di rifiuti atomici. Il Giappone negli ultimi anni ha investito molto sull'energia solare
 

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di Roberta Rizzo

Quattro anni sono passati dal disastro nucleare di Fukushima dell'11 marzo 2011 quando un terremoto di magnitudo 9.0, seguito da un gigantesco tsunami, colpì la centrale nucleare gestita dalla TEPCO daneggiandone il sistema di raffreddamento e causando la fusione dei noccioli di tre reattori. Una vera e propria catastrofe che fece tornare l'incubo delle radiazioni e andò a sommarsi alle vittime (15.704) provocate dal sisma più potente mai misurato in Giappone (il settimo a livello mondiale). L'incidente è stato infatti classificato dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica al grado 7, il massimo della scala, raggiunto in precedenza solo dal disastro di Cernobyl del 1986.

Migliaia di sfollati mentre montagne e fiumi rilasciano ancora radioattività
Oltre 150 mila persone furono costrette ad abbandonare le loro case per sfuggire alla contaminazione radioattiva. Di queste, 120 mila non hanno ancora fatto ritorno a casa e il processo di decontaminazione sembra non aver fine, perché le montagne coperte di foreste e i fiumi rilasciano continuamente radioattività che raggiunge zone in precedenza decontaminate.

54mila siti con residui radioattivi
Residui radioattivi si trovano ora in 54mila diversi siti all'interno della Prefettura di Fukushima, inclusi parcheggi e parchi pubblici. Le stime ufficiali parlano di 15-28 milioni di metri cubi di rifiuti atomici. Uno dei problemi maggiori a Fukushima oggi è il trattamento delle acque radioattive che vengono continuamente prodotte. Ogni giorno - secondo il bilancio stilato da Greenpeace - occorrono infatti 300 tonnellate d'acqua per raffreddare il nocciolo e il combustibile fuso in tre reattori, che si aggiungono all'acqua da decontaminare.

Migliaia di persone manifestano contro il nucleare
A questa quantità se ne aggiungono altre 300-400 di acque sotterranee che passano quotidianamente dal sito e si contaminano. L'azienda giapponese del nucleare, Tepco, prevedeva di completare il trattamento delle oltre 300mila tonnellate di acqua contaminata entro questo mese di marzo, ma ora la scadenza è stata spostata a maggio. L'8 marzo scorso decine di migliaia di persone hanno manifestato davanti al parlamento giapponese a Tokyo, per chiedere al premier Shinzo Abe di non riattivare i reattori nucleari, spenti dopo il disastro nucleare di Fukushima. 

Un muro di ghiaccio intorno al sito nucleare
"La TEPCO - spiega Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia - deve ridurre il volume d'acqua di falda che entra nel sito di Fukushima. L'idea dei tecnici è di costruire un muro di ghiaccio lungo un chilometro e mezzo attorno al sito, per ridurre di un terzo la quantità di acqua radioattiva che viene rilasciata nell'oceano. Il muro dovrebbe resistere sei anni, fino a quando i noccioli dei reattori saranno stati sigillati. L'efficacia di quest'operazione, mai tentata prima, anche secondo alcune fonti ufficiali è tutta da capire e rappresenta l'assurdità della situazione a Fukushima, destinata a durare decenni".

Onde alte 14 metri
L'acqua dell'onda anomala mise fuori uso i sistemi elettrici che governano i sistemi di raffreddamento dei reattori della centrale, innescando così la crisi e la successione di eventi occorsi. In particolare, l'onda di tsunami che colpì l'impianto misurava almeno 14 metri di altezza (come riscontrato dalle tracce trovate nel parcheggio che si trova appunto a questa altezza), mentre l'impianto era stato progettato per far fronte al massimo ad onde di 6,5 metri di altezza.

Giappone secondo al mondo per pannelli solari
Nonostante il progressivo arresto di tutti i 48 reattori giapponesi (che coprivano circa il 30 per cento della produzione elettrica) e sebbene non sia stato più prodotto un solo kilowattora da energia nucleare negli ultimi 18 mesi, non si è mai registrato finora alcun blackout. Al contrario, come rivela Greenpeace, si è assistito a interventi massici di efficienza energetica e a un'espansione significativa delle rinnovabili: dopo la Cina, il Giappone è stato il secondo Paese al mondo per installazione di pannelli fotovoltaici nel 2013 e l'efficienza energetica ha consentito una riduzione dei consumi energetici pari a quella prodotta da tredici reattori atomici.

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