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L'intervista a GQ per i 40 anni della Maison

Giorgio Armani commosso confessa: "Avrei voluto avere dei figli"

Il Re della moda raramente rilascia confessioni. In questo caso ha fatto un'eccezione raccontandosi anche con particolari intimi

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A luglio la Giorgio Armani Spa compie 40 anni di attività. Una ricorrenza festeggiata senza troppo clamore, solo con una sfilata d’eccezione e con l’inaugurazione del museo silos il 30 aprile inaugurando Expo.

L'intervista a GQ America
Tante cose conoscevamo fino ad oggi del Re Giorgio. I suoi inizi, come vetrinista alla Rinascente, il suo passaggio da Nino Cerruti che lo ha difatto lanciato nel mondo della moda. Arcinota la sua maniacalità. Il suo rigore. Il suo stile sempre elegante, le invenzioni come il greige o le giacche destrutturate. Ma raramente capita di leggere dei dettagli così intimi come quelli che lo stilista piacentino ha rilasciato in un’intervista a GQ America.
 
Il ricordo del compagno scomparso
Parla commosso del compagno scomparso 30 anni fa, quando la sua azienda muoveva i primi passi. Si chiamava Sergio Galeotti e di lui porta sempre una foto con sé: "L’uomo che ha creduto in me, che mi ha fatto vedere il mondo più grande". Diffonde particolari della sua infanzia: come quando a 9 anni, giocando con degli amici con della polvere da sparo, rimase gravemente ustionato, la sua vita appesa a un filo. E invece è arrivato a 80 anni, ha creato un impero, uno stile inconfondibile.
 
Mens sana in corpore sano
Nella lunga intervista a Michael Hayne spiega quale sia il suo elisir di lunga vita. "Mens sana in corpore sano". Ma mantenersi in forma richiede disciplina, sforzo che per lui sono un ottimo antidoto alla pigrizia. Ammette di essere una persona molto riservata, non fredda però. E che il più grande qequivoco che si ha su di lui è che sia un uomo malinconico. Anzi si definisce una persona molto ironica, allegra anche se ammette di piangere spesso. "L’ultima volta? Ieri notte".
 
"Avrei voluto avere figli"
Il designer confessa che gli manca molto il fratello che non c’è più, di non aver ancora del tutto la voglia di mollare e soprattutto, con le lacrime agli occhi, che "avrebbe voluto avere figli". Se ce li avesse avuti anzitutto avrebbe consigliato loro di credere in se stessi, di essere fedeli alle proprie idee. Di lavorare con lo stesso rigore di un direttore di banca.
 
"Ho avuto un'ambizione bruciante"
Quando si parla del suo lavoro non può non ammettere: "Ho avuto un’ambizione bruciante: realizzare il mio potenziale… sentivo che avrei potuto essere più di uno stilista: un regista, del gusto e dello stile di vita… spesso ho dovuto sacrificare le relazioni per l’impegno totalizzante nel mio lavoro, e alla fine non ho rimpianti, ho fatto quello che volevo".
 
Come Clint Eastwood
Odia il ritardo, se dovesse paragonarsi a un attore fa il nome di Clint Eastwood "che è passato dall’essere un ottimo attore a ottimo regista ma senza voler essere a tutti i costi spettacolare. Alla domanda 'Direbbe di lei come disse Luigi XIV Dopo di me il diluvio?' No, mi sembrerebbe esagerato. Ho saputo negli anni crearmi dei collaboratori fidati, la mia successione è al sicuro
 
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