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ITALIA

Inaugurazione Anno Giudiziario

Giustizia, Canzio: "Il Paese ha sete di legalità ed efficienza"

Relazione del Primo presidente della Cassazione durante la cerimonia con Mattarella. Canzio cita Goethe: "Finchè dura il giorno vogliamo tenere alta la testa; e tutto quello che potremo produrre, noi non lo lasceremo da fare a quelli che verranno"

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"Vorrei davvero che la cerimonia per l'apertura dell'anno giudiziario non fosse considerata un semplice rito, solenne nella forma ma ripetitivo e perciò inutile nella sostanza, bensì riuscisse a segnare uno spazio di riflessione e di dialogo e a trasmettere alla comunità nazionale un messaggio di speranza, fiducia e impegno per una più feconda stagione della Giustizia".

Questo l'auspicio espresso dal Primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio nella sua relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2015 per l'apertura dell'anno giudiziario 2016 in corso nell'Aula magna della Suprema Corte alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Lotta al jihadismo nel rispetto della Costituzione
La lotta a "ogni forma di criminalità organizzata o terroristica, anche quella internazionale di matrice jihadista", deve essere condotta "nel rispetto delle regole stabilite dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato" dice Canzio nella sua relazione. "Diversamente tradiremmo la memoria" dei magistrati "caduti in difesa dei più alti valori democratici", come Emilio Alessandrini, " e non faremmo onore al giuramento di fedeltà che abbiamo prestato".
Alessandrini era il "titolare delle indagini sulla strage di Piazza Fontana e sul terrorismo di destra e di sinistra, colpito a morte da un gruppo di fuoco di Prima linea". Oltre al suo "sacrificio" il Primo presidente ricorda quello di Guido Galli, Mario Amato, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme ai "tanti magistrati vittime del terrorismo e della mafia". Non sono stati degli "eroi (come mai avrebbero voluto definirsi), ma un modello di riferimento al quale ogni magistrato dovrebbe ispirarsi per il messaggio di speranza, fiducia, forza della ragione e della democrazia contro la violenza e le farneticazioni di coloro nei quali si annida il 'cuore di tenebra', traendo dal loro fulgido esempio un monito per la legittimazione, la credibilità, l'autorevolezza della giurisdizione".

Il legislatore eviti modifiche frequenti alle leggi
"Sarebbe auspicabile, pur nella mutevolezza degli aspetti economico-sociali da cui è contraddistinta la modernità, che il Legislatore evitasse d'intervenire sul tessuto normativo con modifiche troppo frequenti, spesso ispirate a logiche emergenziali poco attente ai profili sistematici dell'ordinamento, rendendo così difficile il formarsi di orientamenti giurisprudenziali di lungo periodo e, per ciò stesso, più stabili e affidabili" auspica quindi Canzio nella relazione.

Reato di immigrazione clandestina inutile e dannoso
Risultati concreti si avrebbero con sanzioni amministrative Per perseguire il reato di immigrazione clandestina, "la risposta sul terreno del procedimento penale si è rivelata inutile, inefficace e per alcuni profili dannosa, mentre la sostituzione del reato con un illecito e con sanzioni di tipo amministrativo, fino al più rigoroso provvedimento di espulsione, darebbe risultati concreti", sottolinea Canzio.

Il legislatore depotenzi gli effetti della prescrizione
La prescrizione, così come è stata modificata, "irragionevolmente continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l'avvenuto esercizio dell'azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il Legislatore ne prevedesse il depotenziamento"

Bene le riforme nel Civile, ora l'Italia è al 111/mo posto
Si sono rivelati "efficaci" i più recenti interventi legislativi "diretti alla riduzione del flusso della domanda" nella giustizia civile, "anche mediante una serie di incentivi per la cosiddetta degiurisdizionalizzazione e la previsione del 'filtro' in appello" afferma il Primo presidente della Cassazione, promuovendo le riforme dell'esecutivo Renzi. L'effetto positivo è stato quello della "progressiva diminuzione delle iscrizioni" di nuove cause accompagnato da "un tasso di definizioni comunque superiore alle prime e a una consistente diminuzione delle pendenze" negli uffici di merito. Dati "coerenti" con il rapporto 2016 'Doing Business' che, quanto a tempi e costi delle controversie commerciali, colloca l'Italia al 111/mo posto nella graduatoria dei 189 Paesi considerati, "con un miglioramento di 13 posizioni rispetto al precedente anno, pur rilevandosi che i più importanti Stati membri dell'Ue sono collocati in una posizione più alta", conclude.

In Cassazione è urgente smaltire 105mila vecchie cause
La Cassazione versa "in uno stato di profonda e visibile crisi di funzionamento e di identità", i dati di fine anno "segnano l'insuccesso di una strategia mirata alla deflazione delle pendenze e del pesante arretrato mediante il mero aumento della produttività, fino al limite dell'esaurimento delle energie dei magistrati e del personale" denuncia Canzio, levando l'ennesimo grido d'allarme. Ormai è a rischio "la qualità della giurisdizione di legittimità", sommersa da una mole di ricorsi (105mila le cause civili pendenti da oltre tre anni, quelle tributarie sono il 32,7% quelle di lavoro il 14,3%) che ha "proporzioni mostruose" rispetto a quelle, molto esigue, di altre Corti. Se continua così, avverte Canzio, la Cassazione scivolerà sempre più nel "modesto ruolo di Corte di revisione o di terza istanza", abdicando a quello di 'Corte del precedente'. "Si impone l'urgente e coraggioso avvio di un percorso di autoriforma, mediante l'adozione,anche sperimentale, di misure organizzative interne, radicali e inedite".

Risultati incoraggianti dalle riforme penali del Governo
"Il progetto riformatore" messo in campo dal Governo e dal Parlamento nel settore penale "sta dando risultati incoraggianti negli uffici di merito", mediante le riforme degli istituti della contumacia, della messa alla prova, della particolare tenuità del fatto, e le misure alternative di deflazione al carcere e "più in generale, del sistema sanzionatorio, in una logica prevalente di prevenzione e di depenalizzazione". Canzio rileva, però, che questi effetti positivi non si registrano in Cassazione dove i ricorsi penali di nuova iscrizione (53.539) superano quelli smaltiti (51.702) nonostante il maggior lavoro dei consiglieri (487 sentenze pro capite contro le 477 del 2014). La pendenza penale ammonta a 35.980 cause e la durata media è di sette mesi e nove giorni (al di sotto della soglia europea). "Irrisorio" il numero delle prescrizioni (677 pari all'1,7% delle definizioni). Altissimo il tasso di inammissibilità (64,2%).

Fedeli al monito di Goethe per sete di giustizia del Paese
La relazione si chiude con l'esortazione a restare fedeli al "monito" di Goethe - "Finchè dura il giorno vogliamo tenere alta la testa; e tutto quello che potremo produrre, noi non lo lasceremo da fare a quelli che verranno". Canzio si serve delle parole dello scrittore e poeta tedesco per chiedere ai magistrati di oggi e a quelli delle "future generazioni" di "sentirsi coralmente protagonisti e responsabili delle sorti dell'Istituzione alla quale appartengono", motivati da "passione civile e democratica" e impegnati nella "tutela dei diritti fondamentali della persona e dei più alti valori della Costituzione". Il Primo presidente ricorda che "il Paese ha sete di giustizia, legalità, efficienza ed efficacia della giurisdizione; chiede che la legge venga applicata in modo uniforme e rapido e che tutti abbiano un uguale trattamento in casi simili o analoghi". Per questo Canzio, il magistrato che più di tutti rappresenta l'intera magistratura, invita il Parlamento e il governo ad "apprestare tutte le misure necessarie perchè la giurisdizione possa adempiere l'alto compito di garanzia affidatole dalla Costituzione", un compito che non può risolversi "in un meccanico esercizio ragionieristico di numeri", mentre il nudo efficientismo senz'anima rischia di piegare i nobili orizzonti costituzionali verso un inaccettabile modello di magistrato-burocrate, preoccupato più della difesa del proprio status che della tutela dei diritti degli altri". Anche per evitare questa prospettiva, Canzio rivendica tempi "adeguati di studio e riflessione" affinchè i magistrati possano dare risposte "serie e responsabili", e non solo "pronte ed efficaci", alle "pressanti domande di legalità", anche mediante l'esercizio della "capacità di ascolto e di attenzione, dialogo con l'Avvocatura e la comunità dei giuristi".

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