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ITALIA

La fotografia del Rapporto sulla devianza minorile in Italia

Minori, meno in cella e più in comunità

Tra il 2008 e il 2012  aumentano gli under 18 in carico agli Uffici di servizio sociale e collocati in comunità, mentre diminuisce il numero degli ingressi negli Istituti penali per minorenni

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Per i minori che commettono un reato il carcere rappresenta sempre di più una misura eccezionale. Si preferisce piuttosto rivolgersi ai servizi sociali per pene alternative. Questo è quanto emerge dal 2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia, realizzato dal Dipartimento per la giustizia minorile (in collaborazione con Unicef Italia) e presentato oggi al ministero della Giustizia.

I numeri
Tra il 2008 e il 2012 i minori a carico degli Ussm, Uffici di servizio sociale per i minorenni, sono aumentati di quasi 3.000 unità, passando da 17.814 a 20.407. Mentre gli ingressi negli istituti penali per minorenni registrano un calo sensibile – dai 1.347 del 2008 ai 1.252 del 2012 – aumenta dell’8,5 per cento il numero dei detenuti presenti in media quotidianamente: dai 468 del 2008 ai 508 del 2012. E calano anche gli ingressi nei Centri di prima accoglienza, impiegati per ospitare i minorenni in stato di fermo fino all’udienza davanti al gip. Si tratta, in 7 casi su 10, di minori italiani, nella maggior parte dei casi ragazzi visto che le ragazze non rappresentano nemmeno il 14 per cento del totale dei minori segnalati ai servizi sociali. In particolare, negli ultimi anni è cresciuto il numero di ragazze italiane mentre è sceso quello delle straniere.

Un lavoro di cooperazione
La maggior parte dei minori commette reati contro il patrimonio oppure legati all’uso e alla detenzione di di armi e droga. "Dalle analisi qualitative contenute in questo rapporto – sottolinea  Caterina Chinnici, capo del Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della Giustizia – si rileva come i bisogni manifestati dai ragazzi siano sempre più complessi e richiedano interventi diversificati, specializzati e integrati". Un lavoro di collaborazione che coinvolge diversi tipi di operatori. "Garantire i diritti dell'infanzia  - ha ricordato Giacomo Guerrera, presidente di Unicef Italia – vuol dire sia prevenire l'ingresso dei minorenni nel circuito penale minorile mediante il ricorso, ogniqualvolta possibile, a misure alternative alla detenzione, sia accompagnare i bambini e gli adolescenti più vulnerabili che sono entrati nel circuito penale minorile in percorsi che ne incoraggino un ruolo attivo e costruttivo all'interno della società, tenuto conto del ruolo rieducativo della pena".
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