SCIENZA
Florida
Il 'capitano Neemo' riemerge dal mare: missione compiuta per Luca Parmitano
L'astronauta catanese è giunto al termine della missione Neemo 20, durante la quale ha trascorso due settimane in una base sottomarina per testare tecnologie e procedure per future missioni spaziali

In superficie dopo 17 ore di decompressione
La fase di riemersione è complessa e dura molte ore per tutelare la salute degli acquanauti. La pressione interna alla base è stata lentamente portata al livello di quella della superficie. Per risalire in sicurezza sono necessarie 17 ore di decompressione.
Esperimenti in un ambiente estremo
La missione si chiamava Neemo 20, sigla che sta per Nasa Extreme Environment Mission Operations. Si caratterizza per essere sviluppata in un ambiente estremo. Il mondo sottomarino è quanto di più simile ci sia sulla Terra alle condizioni che si sperimentano nello spazio: si è isolati e, bilanciando a dovere i pesi, si può simulare l’assenza di gravità. Per 14 giorni l’equipaggio, di cui Parmitano è stato il comandante, ha sperimentato strumenti realizzati per gli astronauti e i ritardi nelle comunicazioni che sarebbero tipici di missioni lontane dal nostro pianeta, ad esempio su Marte. Tra le tecnologie più particolari, ci sono dei visori olografici che creano una realtà aumentata. Chi li indossa continua a essere immerso nella realtà normale, ma sulle lenti vengono proiettate in tre dimensioni delle immagini utili per svolgere varie attività, come riparazioni e installazioni.
Parmitano: "Qui per studiare il futuro"
“Siamo venuti qui per studiare il futuro, per cambiarlo, per migliorarlo – ha scritto Parmitano su Facebook prima di lasciare la base - Con mente e cuore aperti, pronti a essere noi stessi trasformati dall'esperienza. Siamo venuti qui da stranieri, da viandanti temporanei, costretti ogni sera nel nostro rifugio metallico. Ma le mute che ci ricoprono non riescono a tenere lontana la salsedine dalla nostra pelle - e l'acqua che ci circonda non è dissimile da quella che anima le nostre cellule, dove la chimica della vita si rigenera e si annienta; persino i nostri pensieri nuotano da un neurone all'altro attraverso gli elettroliti disciolti nell'acqua in cui sono immersi. Il liquido amniotico dove nuotiamo nell'oscurità dei primi mesi del nostro viaggio terreno non è altro che un nostro personalissimo mare, di cui ricordiamo per sempre il respiro, il battito, il calore. Il mare scorre nelle nostre vene, il nostro cuore batte al ritmo delle suo onde. Siamo venuti qui, nel mare, ma dal mare non siamo mai andati via”.