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Il testamento di Dj Fabo: "Avevo sacrosanto diritto a morire"
All'obitorio di Kaferholzstrasse l'ultimo saluto della madre

Ora il suo corpo inerme riposa nell'obitorio di Zurigo, in Kaferholzstrasse. Un luogo di pace e silenzio, con una chiesa di originale bellezza adibita alle cerimonie religiose. E' lì che la madre di Fabo va a salutare ancora una volta il figlio, nella tarda mattinata di oggi, chiusa nel riserbo e nel dolore.
C'è chi ipotizza che il suo corpo possa essere cremato domani, e che le sue ceneri vengano poi portate in India. Ma nessuna lo conferma. A metà mattinata, però, l'associazione che ha assistito dj Fabo nel suo ultimo periodo di vita diffonde la lettera-testamento del dj che non voleva più vivere nel dolore. Una lettera che ripercorre i momenti più importanti della sua vita: "Io, Fabiano Antoniani, Dj Fabo, nato a Milano 9 febbraio 1977, all'età di sette anni frequento la scuola di musica per imparare a suonare la chitarra. Da bambino spesso suonavo come primo chitarrista e partecipo a numerosi saggi. Visto il talento i miei genitori mi costringono a frequentare il Conservatorio di Milano, Villa Simonetta, ma a causa del mio comportamento ribelle vengo espulso. Lascio il mondo della musica?" Quella musica che però ritroverà più tardi, a Ibiza, dove scoprirà che il suo "unico e vero posto è dietro la consolle".
Nella lettera, dj Fabo ricorda così l'episodio che gli ha deformato il futuro: "Dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita". Poi ricorda la vicinanza della madre e della fidanzata, le donne della sua vita che gli sono state accanto fino all'ultimo respiro. E infine Fabiano lascia il suo testamento: "Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia".