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POLITICA

Milano

Immigrazione, Maroni: "No ad altri migranti". Renzi: "Basta demagogia"

Il presidente della regione Lombardia minaccia di tagliare i fondi ai sindaci che accoglieranno altri migranti. Il premier replica dal G7: "No allo scaricabarile"

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Nella giornata in cui 2.371 persone sono state salvate mentre navigavano su 15 imbarcazioni a 45-50 miglia dalle coste libiche, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, accende la polemica sull'immigrazione. "Basta con la demagogia e lo scaricabarile" è la dura replica di Matteo Renzi dal G7. Una risposta alla presa di posizione di Maroni, Zaia e del neo-governatore Giovanni Toti, che alzano il tiro e oppongono un forte 'no' a nuovi arrivi di migranti in Lombardia, Veneto e Liguria. Ma le parole del premier vogliono soprattutto stoppare il governatore lombardo, che se la prende con quei Comuni pronti ad aprire le porte all'accoglienza, minacciandoli di "ridurre i trasferimenti regionali".

"Non basta fare comunicati stampa e slogan", dice il presidente del consiglio. Anche perché "alcuni di quei governatori che si lamentano erano al governo quando è stata decisa la politica che ha condotto alle attuali regole".

E' dello stesso tenore anche la replica del titolare del Viminale Angelino Alfano, che promette: "farò come fece Maroni da ministro dell'Interno". E domani Alfano incontrerà il commissario Ue all'immigrazione Avramopoulos.

Lo stop di Renzi
"Così come sono - ha chiarito Renzi - le cose non vanno e il problema esiste e va affrontato, ma serve un ragionamento strategico. Gli sforzi dell'Ue al momento sono largamente sufficienti e quindi la partita non si gioca qui al G7, ma il 25 giugno al consiglio europeo". In merito poi alle parole dei tre governatori, ha osservato che "è difficile" parlare di immigrazione "quando alcune Regioni del tuo Paese dicono che il
problema non li riguarda". Sui migranti, invece, "servono regole per non lasciare l'Italia da sola" e su questo "stiamo cercando di coinvolgere i nostri partner europei". E poi una stoccata al vetriolo: "tutti abbiano il buon senso di ricordare a se stessi chi ci ha portato in questa situazione". Duro anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, che giudica quella di Maroni una "posizione strumentale", allo stesso modo del presidente Anci Piero Fassino, che parla di "minacce inaccettabili".

La minaccia di Maroni ai sindaci
Del resto le parole del governatore lombardo non hanno avuto margini di equivoco: "ai sindaci che dovessero accogliere nuovi migranti ridurremo i trasferimenti regionali come disincentivo alla gestione delle risorse", ha promesso. E di fronte allo scenario di nuovi arrivi nella sua regione, ha parlato di "fatto gravissimo" annunciando l'intenzione di scrivere, già domani, una lettera ai prefetti lombardi "diffidandoli dal portare in Lombardia nuovi clandestini, poi anche ai sindaci, dicendo loro di rifiutarsi di prenderli". Ferme le prese di posizione della politica.  Dal Pd interviene anche la presidente del Friuli Venezia Giulia, nonché vicesegretaria del Nazareno, Debora Serracchiani: "con che faccia Maroni e chi la pensa come lui vorrebbero protestare per l'assenza dell'Europa e chiedere aiuto degli altri stati membri, quando intendono comportarsi esattamente allo stesso deprecabile modo?". 

Parere diverso quello della coordinatrice di FI Mariastella Gelmini, per la quale "non è questione di essere 'cattivi': la Lombardia e il Nord anno già fatto la loro parte anche oltre il dovuto nell'accoglienza, dando ospitalità a migliaia di persone". Plaude a Maroni, Zaia e Toti Maurizio Gasparri (FI), che giudica "doveroso bloccare i contributi a chi alimenta una politica della resa all'invasione dei clandestini e incoraggia quelle coop, soprattutto rosse, che speculano sugli arrivi".
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