MONDO
Terzo giorno del viaggio
Papa Francesco a Erbil e Mosul: "L'Iraq rimarrà sempre nel mio cuore"
Il Pontefice nel Kurdistan iracheno, poi a Mosul tra le macerie della città devastata dal conflitto, "Iraq culla della civiltà, colpito da una tempesta disumana, ma la fraternità è più forte del fratricidio". La recita dell'Angelus nella città di Qaraqosh. Infine la messa ad Erbil
La messa nello stadio di Erbil davanti a 10mila persone chiude l'intensa giornata di Papa Francesco nel Kurdistan iracheno. Prima il pontefice aveva pregato a Mosul tra le macerie della guerra definendo un "danno incalcolabile l'esodo dei cristiani". Altro momento toccante la preghiera nella chiesa di Qaraqosh devastata dall'Isis.
"L'Iraq rimarrà sempre con me, nel mio cuore". Sono queste le parole di Papa Francesco, al termine della messa ad Erbil, che concludono il viaggio in Iraq.
"Chiedo a tutti voi" di "lavorare insieme in unità per un futuro di pace e prosperità che non lasci indietro nessuno e non discrimini nessuno". "Prego che i membri delle varie comunità religiose, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, cooperino per stringere legami di fraternità e solidarietà al servizio del bene comune e della pace. Salam, Salam, Salam! Shukra'n! (grazie), Dio vi benedica tutti! Dio benedica l'Iraq! Aallah ma'akum! (Dio sia con voi)".
Papa incontra padre di Alan: bimbo simbolo naufragi migranti
Questa sera, al termine della messa nello Stadio di Erbil, Papa Francesco ha incontrato Abdullah Kurdi, papà del piccolo Alan, naufragato con il fratello e la madre sulle coste turche nel settembre 2015 mentre con la famiglia tentava di raggiungere l’Europa. Il Papa si è intrattenuto a lungo con lui e con l’aiuto dell’interprete ha potuto ascoltare il dolore del padre per la perdita della famiglia ed esprimere la profonda partecipazione sua e del Signore alla sofferenza dell’uomo. Il sig. Abdullah ha manifestato gratitudine al Papa per le parole di vicinanza alla sua tragedia e a quella di tutti quei migranti che cercano comprensione, pace e sicurezza lasciando il proprio paese a rischio della vita.
Domani mattina Francesco ripartirà alla volta di Roma. Non sono previste parole di congedo prima della partenza. Il rientro a Roma/Ciampino è previsto intorno alle 12.45.
La messa ad Erbil: "La Chiesa in Iraq è viva"
Dopo il pranzo presso il Seminario Patriarcale di St. Peter, Papa Francesco si è trasferito in auto allo Stadio "Franso Hariri" di Erbil per la celebrazione della Santa Messa della terza domenica di Quaresima.
Il Pontefice ha compiuto in auto un giro lungo il perimetro dell'impianto per salutare la folla venuta per partecipare alla funzione.
"Le ferite dei cristiani in Iraq sono profonde ma dio dà la forza "perché sappiamo resistere alla tentazione di cercare vendetta", ha detto il Papa nell'omelia della messa allo stadio di Erbil.
"Qui in Iraq, quanti dei vostri fratelli e sorelle, amici e concittadini portano le ferite della guerra e della violenza, ferite visibili e invisibili! La tentazione è di rispondere a questi e ad altri fatti dolorosi con una forza umana, con una sapienza umana. Invece Gesù ci mostra la via di Dio, quella che lui ha percorso e sulla quale ci chiama a seguirlo", ha sottolineato Papa Francesco.
Lo spirito di Dio "ci rafforza, perché sappiamo resistere alla tentazione di cercare vendetta, che fa sprofondare in una spirale di ritorsioni senza fine. Con la potenza dello Spirito Santo ci invia, non a fare proselitismo, ma come suoi discepoli missionari, uomini e donne chiamati a testimoniare che il Vangelo ha il potere di cambiare la vita".
"La Chiesa in Iraq, con la grazia di Dio, ha fatto e sta facendo molto per proclamare questa meravigliosa sapienza della croce diffondendo la misericordia e il perdono di Cristo, specialmente verso i più bisognosi. Anche in mezzo a grande povertà e difficoltà, molti di voi hanno generosamente offerto aiuto concreto e solidarietà ai poveri e ai sofferenti". Così Papa Francesco nel corso dell'omelia. "Questo - ha proseguito Bergoglio - è uno dei motivi che mi hanno spinto a venire in pellegrinaggio tra di voi a ringraziarvi e confermarvi nella fede e nella testimonianza. Oggi, posso vedere e toccare con mano che la Chiesa in Iraq è viva, che Cristo vive e opera in questo suo popolo santo e fedele".
Il terzo giorno di viaggio in Iraq
Papa Francesco, nel terzo giorno del suo viaggio in Iraq, è giunto questa mattina da Baghdad ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, in aereo. Poi da lì a Mosul nel nord dell'Iraq, per la preghiera per le vittime della guerra. A dargli il benvenuto un coro di giovani, mentre altri gli hanno lanciato petali di rose. In piazza l'arcivescovo di Mosul e Aqra dei Caldei, S.E. Mons. Najeeb Michaeel, insieme al quale raggiunge il centro di Hosh-al-Bieaa. Dopo il saluto introduttivo dell'Arcivescovo e le testimonianze di un sacerdote e di un sunnita, il Santo Padre ha rivolto il Suo saluto ai presenti e recitato una preghiera in suffragio delle vittime della guerra a Hosh al-Bieaa, la piazza delle 4 chiese - siro-cattolica, armeno-ortodossa, siro-ortodossa e caldea - distrutte tra il 2014 e il 2017 dagli attacchi terroristici.
"Qui a Mosul le tragiche conseguenze della guerra e delle ostilità sono fin troppo evidenti. Com'è crudele che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti e migliaia e migliaia di persone, musulmani, cristiani, yazidi che sono stati annientati" dal terrorismo "e altri sfollati con la forza o uccisi!". "Oggi, malgrado tutto,riaffermiamo la nostra convinzione che la fraternità è più forte del fratricidio, che la speranza è più forte della morte, che la pace è più forte della guerra".
Tra le macerie di Mosul il pontefice ha condiviso i suoi pensieri. "Prima di pregare per tutte le vittime della guerra in questa città di Mosul, in Iraq e nell'intero Medio Oriente, vorrei condividere con voi questi pensieri: Se Dio è il Dio della vita - e lo è -, a noi non è lecito uccidere i fratelli nel suo nome. Se Dio è il Dio della pace - e lo è -, a noi non è lecito fare la guerra nel suo nome. Se Dio è il Dio dell'amore - e lo è -, a noi non è lecito odiare i fratelli" ha detto Papa Francesco. "Ora preghiamo insieme per tutte le vittime della guerra, perché Dio Onnipotente conceda loro vita eterna e pace senza fine, e le accolga nel suo amorevole abbraccio. E preghiamo anche per tutti noi, perché, al di là delle appartenenze religiose, possiamo vivere in armonia e in pace, consapevoli che agli occhi di Dio siamo tutti fratelli e sorelle".
A Piazza delle Chiese, sono ancora visibili le macerie della guerra. Le strade e le chiese della città portano i segni della devastazione. Mosul oggi è blindata, con strade vuote e una massiccia presenza di militari e polizia. Solo Piazza delle Chiese vede la presenza di tante persone, tutte precedentemente registrate per partecipare all'evento.
Al termine del momento di preghiera, dopo l'inaugurazione della lapide commemorativa della visita seguita dal lancio di una colomba bianca e dopo la benedizione finale, il Santo Padre, prima di lasciare la piazza, ha salutato alcune personalità religiose e civili e ha visitato le rovine intorno alla piazza. In particolare si è fermato a pregare davanti alle rovine della Chiesa siro-cattolica, praticamente devastata. Poi in auto si è recato nell'area di decollo per recarsi a bordo di un elicottero a Qaraqosh.
L'incontro a Qaraqosh, nella Piana di Ninive
Diverse centinaia di persone hanno atteso il Papa lungo le strade di Qaraqosh, la città della Piana di Ninive che, prima dell'arrivo dell'Isis nel 2014, contava 50 mila cristiani. "Una visita storica e molto coraggiosa" ha detto il cardinal Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei. Il Papa incontra a Qaraqosh la comunità cristiana che nel 2014 fu scacciata via dall'Isis e che solo di recente sta tornando. La recita dell'Angelus dalla chiesa dell'Immacolata Concezione che l'Isis aveva devastato, trasformandola in un poligono di tiro. La cattedrale è stata restaurata ed è tornata alla sua bellezza originaria. Ma ci sono immagini di qualche anno fa che mostrano la distruzione. In una missione del 2017,con Mosul a pochi chilometri da qui ancora occupata dai miliziani, la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre girò un video che mostrava i segni dei proiettili, i manichini usati per imparare a centrare i nemici, le statue e l'altare profanati dai terroristi del Califfato.
"Con grande tristezza, ci guardiamo attorno e vediamo altri segni, i segni del potere distruttivo della violenza, dell'odio e della guerra. Quante cose sono state distrutte! E quanto dev'essere ricostruito! Questo nostro incontro - ha detto Papa Francesco - dimostra che il terrorismo e la morte non hanno mai l'ultima parola. L'ultima parola appartiene a Dio", "anche in mezzo alle devastazioni del terrorismo e della guerra, possiamo vedere, con gli occhi della fede, il trionfo della vita sulla morte".
Il Papa chiede ai cristiani della Piana di Ninive, che hanno sofferto la persecuzione dell'Isis,di avere la forza di perdonare. "Perdono: questa è una parola-chiave. Il perdono è necessario - ha sottolineato il Papa- per rimanere nell'amore, per rimanere cristiani. La strada per una piena guarigione potrebbe essere ancora lunga, ma vi chiedo,per favore, di non scoraggiarvi. Ci vuole capacità di perdonare e, nello stesso tempo, coraggio di lottare. So che questo è molto difficile. Ma crediamo che Dio può portare la pace in questa terra. Noi confidiamo in Lui e, insieme a tutte le persone di buona volontà, diciamo 'no' al terrorismo e alla strumentalizzazione della religione". Papa Francesco ricorda che "le madri consolano, confortano, danno vita. E vorrei dire grazie di cuore a tutte le madri e le donne di questo Paese,donne coraggiose che continuano a donare vita nonostante i soprusi e le ferite. Che le donne siano rispettate e tutelate! Che vengano loro date attenzione e opportunità!".
Infine l'invito a non perdere la speranza. "Sicuramente ci sono momenti in cui la fede può vacillare, quando sembra che Dio non veda e non agisca. Questo per voi era vero nei giorni più bui della guerra, ed è vero anche in questi giorni di crisi sanitaria globale e di grande insicurezza. In questi momenti, ricordate che Gesù è al vostro fianco. Non smettete di sognare! Non arrendetevi, non perdete la speranza!" ha ricordato il Papa.
L'arrivo e la visita a Erbil, prima tappa della giornata
Papa Francesco ha ringraziato il Kurdistan iracheno per aver difeso i cristiani durante l'occupazione del cosiddetto Stato islamico."Avete protetto i cristiani quando l'Isis attaccava", ha detto Bergoglio al presidente Nechirvan Barzani a quanto riportato dalla testata Kurdistan24, descrivendo il Kurdistan come una "casa per i cristiani sfollati"
Al suo arrivo il Papa è stato accolto dall'Arcivescovo di Erbil dei Caldei, mons. Bashar Matti Warda, dall'Arcivescovo di Hadiab-Erbil dei Siri, mons. Nizar Semaan, dal Presidente della Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno Nechirvan Barzani, dal Primo Ministro Masrour Barzani e da alcune autorità civili e religiose. Quindi, dopo un breve incontro, nell'Aeroporto, con gli Arcivescovi di Erbil dei Caldei e di Hadiab-Erbil dei Siri e con il Presidente e il Primo Ministro della Regione Autonoma, Papa Francesco si è congedato e si è trasferito in elicottero da Erbil a Mosul, accolto dall’arcivescovo di Mosul dei Siri, dall’Arcivescovo di Baghdad dei Latini e da 4 autorità civili ed ecclesiastiche.
Barzani: "Difendiamo pace e libertà di tutti"
"Sono onorato di ricevere Papa Francesco a Erbil. Mentre inizia la visita apostolica nel Kurdistan, ribadiamo il nostro impegno duraturo per la pace, la libertà religiosa e la fraternità. Ricordiamo anche gli eroi Peshmerga e tutti coloro che hanno fatto un estremo sacrificio per difendere la pace e la libertà di tutti gli iracheni". Così su Twitter Nechirvan Barzani, presidente della regione autonoma curda dell'Iraq.
"L'Iraq rimarrà sempre con me, nel mio cuore". Sono queste le parole di Papa Francesco, al termine della messa ad Erbil, che concludono il viaggio in Iraq.
"Chiedo a tutti voi" di "lavorare insieme in unità per un futuro di pace e prosperità che non lasci indietro nessuno e non discrimini nessuno". "Prego che i membri delle varie comunità religiose, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, cooperino per stringere legami di fraternità e solidarietà al servizio del bene comune e della pace. Salam, Salam, Salam! Shukra'n! (grazie), Dio vi benedica tutti! Dio benedica l'Iraq! Aallah ma'akum! (Dio sia con voi)".
Papa incontra padre di Alan: bimbo simbolo naufragi migranti
Questa sera, al termine della messa nello Stadio di Erbil, Papa Francesco ha incontrato Abdullah Kurdi, papà del piccolo Alan, naufragato con il fratello e la madre sulle coste turche nel settembre 2015 mentre con la famiglia tentava di raggiungere l’Europa. Il Papa si è intrattenuto a lungo con lui e con l’aiuto dell’interprete ha potuto ascoltare il dolore del padre per la perdita della famiglia ed esprimere la profonda partecipazione sua e del Signore alla sofferenza dell’uomo. Il sig. Abdullah ha manifestato gratitudine al Papa per le parole di vicinanza alla sua tragedia e a quella di tutti quei migranti che cercano comprensione, pace e sicurezza lasciando il proprio paese a rischio della vita.
Domani mattina Francesco ripartirà alla volta di Roma. Non sono previste parole di congedo prima della partenza. Il rientro a Roma/Ciampino è previsto intorno alle 12.45.
La messa ad Erbil: "La Chiesa in Iraq è viva"
Dopo il pranzo presso il Seminario Patriarcale di St. Peter, Papa Francesco si è trasferito in auto allo Stadio "Franso Hariri" di Erbil per la celebrazione della Santa Messa della terza domenica di Quaresima.
Il Pontefice ha compiuto in auto un giro lungo il perimetro dell'impianto per salutare la folla venuta per partecipare alla funzione.
"Le ferite dei cristiani in Iraq sono profonde ma dio dà la forza "perché sappiamo resistere alla tentazione di cercare vendetta", ha detto il Papa nell'omelia della messa allo stadio di Erbil.
"Qui in Iraq, quanti dei vostri fratelli e sorelle, amici e concittadini portano le ferite della guerra e della violenza, ferite visibili e invisibili! La tentazione è di rispondere a questi e ad altri fatti dolorosi con una forza umana, con una sapienza umana. Invece Gesù ci mostra la via di Dio, quella che lui ha percorso e sulla quale ci chiama a seguirlo", ha sottolineato Papa Francesco.
Lo spirito di Dio "ci rafforza, perché sappiamo resistere alla tentazione di cercare vendetta, che fa sprofondare in una spirale di ritorsioni senza fine. Con la potenza dello Spirito Santo ci invia, non a fare proselitismo, ma come suoi discepoli missionari, uomini e donne chiamati a testimoniare che il Vangelo ha il potere di cambiare la vita".
"La Chiesa in Iraq, con la grazia di Dio, ha fatto e sta facendo molto per proclamare questa meravigliosa sapienza della croce diffondendo la misericordia e il perdono di Cristo, specialmente verso i più bisognosi. Anche in mezzo a grande povertà e difficoltà, molti di voi hanno generosamente offerto aiuto concreto e solidarietà ai poveri e ai sofferenti". Così Papa Francesco nel corso dell'omelia. "Questo - ha proseguito Bergoglio - è uno dei motivi che mi hanno spinto a venire in pellegrinaggio tra di voi a ringraziarvi e confermarvi nella fede e nella testimonianza. Oggi, posso vedere e toccare con mano che la Chiesa in Iraq è viva, che Cristo vive e opera in questo suo popolo santo e fedele".
Il terzo giorno di viaggio in Iraq
Papa Francesco, nel terzo giorno del suo viaggio in Iraq, è giunto questa mattina da Baghdad ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, in aereo. Poi da lì a Mosul nel nord dell'Iraq, per la preghiera per le vittime della guerra. A dargli il benvenuto un coro di giovani, mentre altri gli hanno lanciato petali di rose. In piazza l'arcivescovo di Mosul e Aqra dei Caldei, S.E. Mons. Najeeb Michaeel, insieme al quale raggiunge il centro di Hosh-al-Bieaa. Dopo il saluto introduttivo dell'Arcivescovo e le testimonianze di un sacerdote e di un sunnita, il Santo Padre ha rivolto il Suo saluto ai presenti e recitato una preghiera in suffragio delle vittime della guerra a Hosh al-Bieaa, la piazza delle 4 chiese - siro-cattolica, armeno-ortodossa, siro-ortodossa e caldea - distrutte tra il 2014 e il 2017 dagli attacchi terroristici.
"Qui a Mosul le tragiche conseguenze della guerra e delle ostilità sono fin troppo evidenti. Com'è crudele che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti e migliaia e migliaia di persone, musulmani, cristiani, yazidi che sono stati annientati" dal terrorismo "e altri sfollati con la forza o uccisi!". "Oggi, malgrado tutto,riaffermiamo la nostra convinzione che la fraternità è più forte del fratricidio, che la speranza è più forte della morte, che la pace è più forte della guerra".
Tra le macerie di Mosul il pontefice ha condiviso i suoi pensieri. "Prima di pregare per tutte le vittime della guerra in questa città di Mosul, in Iraq e nell'intero Medio Oriente, vorrei condividere con voi questi pensieri: Se Dio è il Dio della vita - e lo è -, a noi non è lecito uccidere i fratelli nel suo nome. Se Dio è il Dio della pace - e lo è -, a noi non è lecito fare la guerra nel suo nome. Se Dio è il Dio dell'amore - e lo è -, a noi non è lecito odiare i fratelli" ha detto Papa Francesco. "Ora preghiamo insieme per tutte le vittime della guerra, perché Dio Onnipotente conceda loro vita eterna e pace senza fine, e le accolga nel suo amorevole abbraccio. E preghiamo anche per tutti noi, perché, al di là delle appartenenze religiose, possiamo vivere in armonia e in pace, consapevoli che agli occhi di Dio siamo tutti fratelli e sorelle".
A Piazza delle Chiese, sono ancora visibili le macerie della guerra. Le strade e le chiese della città portano i segni della devastazione. Mosul oggi è blindata, con strade vuote e una massiccia presenza di militari e polizia. Solo Piazza delle Chiese vede la presenza di tante persone, tutte precedentemente registrate per partecipare all'evento.
Al termine del momento di preghiera, dopo l'inaugurazione della lapide commemorativa della visita seguita dal lancio di una colomba bianca e dopo la benedizione finale, il Santo Padre, prima di lasciare la piazza, ha salutato alcune personalità religiose e civili e ha visitato le rovine intorno alla piazza. In particolare si è fermato a pregare davanti alle rovine della Chiesa siro-cattolica, praticamente devastata. Poi in auto si è recato nell'area di decollo per recarsi a bordo di un elicottero a Qaraqosh.
L'incontro a Qaraqosh, nella Piana di Ninive
Diverse centinaia di persone hanno atteso il Papa lungo le strade di Qaraqosh, la città della Piana di Ninive che, prima dell'arrivo dell'Isis nel 2014, contava 50 mila cristiani. "Una visita storica e molto coraggiosa" ha detto il cardinal Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei. Il Papa incontra a Qaraqosh la comunità cristiana che nel 2014 fu scacciata via dall'Isis e che solo di recente sta tornando. La recita dell'Angelus dalla chiesa dell'Immacolata Concezione che l'Isis aveva devastato, trasformandola in un poligono di tiro. La cattedrale è stata restaurata ed è tornata alla sua bellezza originaria. Ma ci sono immagini di qualche anno fa che mostrano la distruzione. In una missione del 2017,con Mosul a pochi chilometri da qui ancora occupata dai miliziani, la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre girò un video che mostrava i segni dei proiettili, i manichini usati per imparare a centrare i nemici, le statue e l'altare profanati dai terroristi del Califfato.
"Con grande tristezza, ci guardiamo attorno e vediamo altri segni, i segni del potere distruttivo della violenza, dell'odio e della guerra. Quante cose sono state distrutte! E quanto dev'essere ricostruito! Questo nostro incontro - ha detto Papa Francesco - dimostra che il terrorismo e la morte non hanno mai l'ultima parola. L'ultima parola appartiene a Dio", "anche in mezzo alle devastazioni del terrorismo e della guerra, possiamo vedere, con gli occhi della fede, il trionfo della vita sulla morte".
Il Papa chiede ai cristiani della Piana di Ninive, che hanno sofferto la persecuzione dell'Isis,di avere la forza di perdonare. "Perdono: questa è una parola-chiave. Il perdono è necessario - ha sottolineato il Papa- per rimanere nell'amore, per rimanere cristiani. La strada per una piena guarigione potrebbe essere ancora lunga, ma vi chiedo,per favore, di non scoraggiarvi. Ci vuole capacità di perdonare e, nello stesso tempo, coraggio di lottare. So che questo è molto difficile. Ma crediamo che Dio può portare la pace in questa terra. Noi confidiamo in Lui e, insieme a tutte le persone di buona volontà, diciamo 'no' al terrorismo e alla strumentalizzazione della religione". Papa Francesco ricorda che "le madri consolano, confortano, danno vita. E vorrei dire grazie di cuore a tutte le madri e le donne di questo Paese,donne coraggiose che continuano a donare vita nonostante i soprusi e le ferite. Che le donne siano rispettate e tutelate! Che vengano loro date attenzione e opportunità!".
Infine l'invito a non perdere la speranza. "Sicuramente ci sono momenti in cui la fede può vacillare, quando sembra che Dio non veda e non agisca. Questo per voi era vero nei giorni più bui della guerra, ed è vero anche in questi giorni di crisi sanitaria globale e di grande insicurezza. In questi momenti, ricordate che Gesù è al vostro fianco. Non smettete di sognare! Non arrendetevi, non perdete la speranza!" ha ricordato il Papa.
L'arrivo e la visita a Erbil, prima tappa della giornata
Papa Francesco ha ringraziato il Kurdistan iracheno per aver difeso i cristiani durante l'occupazione del cosiddetto Stato islamico."Avete protetto i cristiani quando l'Isis attaccava", ha detto Bergoglio al presidente Nechirvan Barzani a quanto riportato dalla testata Kurdistan24, descrivendo il Kurdistan come una "casa per i cristiani sfollati"
Al suo arrivo il Papa è stato accolto dall'Arcivescovo di Erbil dei Caldei, mons. Bashar Matti Warda, dall'Arcivescovo di Hadiab-Erbil dei Siri, mons. Nizar Semaan, dal Presidente della Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno Nechirvan Barzani, dal Primo Ministro Masrour Barzani e da alcune autorità civili e religiose. Quindi, dopo un breve incontro, nell'Aeroporto, con gli Arcivescovi di Erbil dei Caldei e di Hadiab-Erbil dei Siri e con il Presidente e il Primo Ministro della Regione Autonoma, Papa Francesco si è congedato e si è trasferito in elicottero da Erbil a Mosul, accolto dall’arcivescovo di Mosul dei Siri, dall’Arcivescovo di Baghdad dei Latini e da 4 autorità civili ed ecclesiastiche.
Barzani: "Difendiamo pace e libertà di tutti"
"Sono onorato di ricevere Papa Francesco a Erbil. Mentre inizia la visita apostolica nel Kurdistan, ribadiamo il nostro impegno duraturo per la pace, la libertà religiosa e la fraternità. Ricordiamo anche gli eroi Peshmerga e tutti coloro che hanno fatto un estremo sacrificio per difendere la pace e la libertà di tutti gli iracheni". Così su Twitter Nechirvan Barzani, presidente della regione autonoma curda dell'Iraq.
