MONDO
Continua l'assedio alle postazioni dell'Isis
Iraq. La battaglia più lunga. Cinquantamila civili già fuggiti da Mosul
Fonti irachene stimano che dall'inizio dell'assedio almeno 50.000 civili siano fuggiti dalla città. Dodici persone sono state ferite gravemente dall'uso di armi chimiche. Il governo iracheno accusa le Nazioni unite di non fare abbastanza per aiutare i profughi

Almeno 12 persone sono state ferite gravemente dall'uso di armi chimiche
Dodici persone, tra cui donne e bambini, stanno ricevendo cure mediche dopo aver subito un sospetto attacco con armi chimiche a Mosul, nel nord dell'Iraq, dove il sedicente Stato Islamico (Is) sta cercando di contrastare l'avanzata delle forze irachene sostenute dalla coalizione militare intrenazionale a guida Usa. Lo ha reso noto l'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, che insieme a partner internazionali e alle autorità sanitarie locali ha elaborato "un piano di risposta d'emergenza per curare uomini, donne e bambini che potrebbero essere stati esposti ad agenti chimici altamente tossici", come si legge in un comunicato.
L'Oms ha quindi riferito che dal primo marzo 12 persone stanno ricevendo le cure adeguate a Erbil, nel Kurdistan iracheno a est di Mosul. Quattro di loro presentano "gravi sintomi riferibili all'esposizione a un agente urticante". Le vittime provengono dalla zona orientale di Mosul, che le forze irachene hanno liberato dalla presenza dell'Is a gennaio dopo circa 100 giorni di scontri. Ora le forze della sicurezza irachena sono impegnate a combattere nella zona occidentale di Mosul, con l'obiettivo di riconquistare interamente la città.
A ottobre, quando era stata lanciata l'operazione per la riconquista di Mosul, la Croce Rossa internazionale aveva detto di temere l'uso di armi chimiche da parte dell'Is e di essersi preparata a questa evenienza. Robert Mardini, del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc), aveva spiegato che l'Icrc stava preparando i propri operatori sanitari e inviando equipaggiamento alle strutture vicino a Mosul "in modo che possano trattare casi di persone contaminate e provvedere alla decontaminazione".
Il governo iracheno accusa le Nazioni unite di non fare abbastanza per aiutare i profughi
Il ministro iracheno delle Migrazioni, Jassem Mohammed al-Jaff, ha accusato le Nazioni Unite di un impegno scarso nell'aiutare i civili in fuga dai quartieri occidentali di Mosul, nel nord dell'Iraq, dov'è in corso un'offensiva militare lanciata da Baghdad per riconquistare la città dal sedicente Stato islamico (Is).
"Sfortunatamente ci sono carenze evidenti nel lavoro di queste organizzazioni" Onu, ha detto il ministro iracheno. "Le Nazioni Unite parlano tanto, ma l'impegno profuso è poco nonostante l'ingente quantità di denaro che hanno a disposizione", ha detto Jaff.