39 i partiti in lizza
Israele alle urne. Gantz: un cambiamento è possibile. E sfida Netanyahu
"È una giornata di speranza, di unità del popolo. Guardo i cittadini di Israele e dico loro: il cambiamento è possibile" ha detto Benny Gantz, leader di 'Blu-Bianco' e maggiore sfidante del premier Benyamin Netanyahu. "Mi metto a disposizione dello Stato di Israele: assieme prenderemo una nuova strada. Faccio appello a tutti, rispettiamo la democrazia e andiamo a votare"

Seggi aperti in Israele dove oltre 6 milioni di elettori sono chiamati oggi alle urne per eleggere la nuova Knesset, formata da 120 membri, e dare un verdetto sulla sorte politica di Benjamin Netanyahu. Il primo ministro, che insegue un quinto mandato con la spada di Damocle delle accuse di corruzione, affronta la principale sfida da diversi anni a questa parte. I sondaggi lo danno in svantaggio, ma probabilmente in migliore posizione per formare una coalizione, necessaria - sempre secondo i sondaggi - per entrambi i principali partiti in lizza. La principale questione della campagna elettorale è il coinvolgimento di Netanyahu in tre casi di corruzione, che hanno dato slancio al nuovo partito Blu e Bianco guidato dall'ex capo dell'esercito Benny Gantz e dall'ex ministro delle Finanze, Yair Lapid.
Un'elezione che mette di fronte due persone con qualificatissime credenziali di sicurezza l'una contro l'altra, mettendo relativamente in secondo piano la questione-difesa dello stato ebraico rispetto alle precedenti campagne elettorali, anche se il tema è stato fortemente rilanciato dal premier uscente nelle ultime settimane di campagna. Un quinto mandato renderebbe Netanyahu il premier più longevo di sempre in Israele.
I partiti piccoli potrebbero rivelarsi artefici delle nomine o orientare le alleanze se non riuscissero a raggiungere la soglia del 3,25 per cento. Tra questi ci sono: - Zehut, guidato da un religioso ultranazionalista ebreo la cui popolarità è aumentata da quando ha chiesto la legalizzazione della marijuana;- Kulanu, un partito focalizzato sull'economia guidato dal ministro delle Finanze Moshe Kahlon, che ha fatto campagna sul costo della vita che resta molto alto;- Yisrael Beitenu, guidato dall'ex ministro degli Esteri e della Difesa Avigdor Liberman, la cui popolarità è in flessione per gli scandali di corruzione in cui sono rimasti invischiati altri leader del partito. Il suo collegio elettorale di lingua russa è sempre più integrato nella società israeliana.
Gli ultimi sondaggi autorizzati prima delle elezioni politiche di oggi in Israele danno testa a testa le liste di Benyamin Netanyahu e del suo principale avversario Benny Gantz, ma indicano in vantaggio il primo ministro uscente per formare il prossimo governo. La maggior parte dei sondaggi accreditano più seggi alla lista centrista del generale Gantz che a quella del Likud, il par tito di destra di Benyamin Netanyahu. Ma le proiezioni sui risultati degli altri partiti, che potrebbero allearsi con il Likud, indicano che Netanyahu avrebbe più chance di formare una coalizione di governo rispetto a Benny Gantz.
Diversi fattori di incertezza suggeriscono comunque prudenza agli analisti, a iniziare dal partito degli indecisi che sciolgono i propri dubbi solo a poche ore dal voto e dalla molteplicità delle liste. Molte delle liste prese in considerazione in quello che potrebbe essere il blocco di destra guidato da Netanyahu potrebbero effettivamente non entrare in parlamento, non riuscendo a superare la soglia del 3,25 per cento dei voti. Cinque sondaggi attribuiscono tra i 28 e i 32 seggi alla lista 'Blu e bianco' del generale Gantz, e 26 o 27 al Likud, a eccezione di un sondaggio che ne assegna 31 al partito del primo ministro uscente. Nel sistema israeliano, gli elettori eleggono i loro deputati, ma il capolista non è necessariamente la persona alla quale il presidente affida l'incarico di formare una coalizione di governo. Oggi è l'ultimo giorno in cui in Israele possono essere pubblicati sondaggi.
Telecamere nei seggi in quartieri a maggioranza araba: bufera sul Likud
Critiche sul premier Benjamin Netanyahu, dopo che attivisti del suo partito Likud hanno portato telecamere nei seggi in quartieri a maggioranza araba.
Il principale partito arabo, l'alleanza Hadash-Taal, ha presentato subito denuncia urgente alla commissione elettorale, dopo che online sono stati diffusi video che sembrano mostrare riprese girate dentro i seggi. Il partito ha denunciato un tentativo d'intimidazione e di ridurre l'affluenza dei votanti appartenenti alla minoranza araba in Israele.
Netanyahu ha risposto alle critiche, assicurando che non si sarebbe trattato di una frode elettorale, tuttavia la commissione elettorale centrale ha affermato che filmare le persone mentre votano è illegale. I video apparsi online sembrano mostrare attivisti del Likud che discutono con osservatori e polizia, a causa di piccole telecamere che avevano nascosto addosso a se stessi.
Secondo i media israeliani, le telecamere sono state date agli osservatori del Likud in centinaia di seggi elettorali, ma la dimensione del fenomeno non ha ricevuto conferma ufficiale. Il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, ha soltanto citato "un certo numero di presunte irregolarità nei seggi nella regione settentrionale", sottolineando l'impegno per impedire ulteriori situazioni analoghe.
L'alleanza Hadash-Taal, composta da un partito socialista arabo-ebraico e da un partito solo arabo, ha confermato di aver presentato denuncia, con la richiesta di rimozione immediata delle telecamere "illegali". Uno dei leader del blocco, Ahmed Tibi, ha accusato il Likud di voler così influenzare il voto: "Netanyahu vuole abbassare la percentuale di arabi che arrivano alle urne".
Ma il premier uscente ha respinto le critiche, dicendo di voler garantire "un voto pulito", e ha affermato che in realtà le telecamere nascoste servirebbero. Il rappresentante del Likud alla Commissione elettorale centrale, Kobi Massar, ha infatti detto a Israeli Radio di "sospette diffuse violazioni elettorali nel settore arabo", quindi le riprese "sono destinate a tenere le elezioni pulite". Gli arabi costituiscono il 17,5% della popolazione israeliana, sono i palestinesi che restarono nelle proprie terre dopo la creazione di Israele nel 1948.