ITINERARI
Nelle steppe dell'Asia Centrale
Astana, viaggio nella seconda capitale più fredda al mondo
Con i suoi edifici avveniristici, la principale città del Kazakhstan sfida ogni anno un clima gelido. La vita va avanti normalmente, incurante di temperature che possono arrivare ben al di sotto dei 30 gradi sottozero

Dicono che Astana sia la seconda capitale più fredda del mondo, dopo Ulan Bator in Mongolia e prima di Ottawa in Canada. Vero o no, di certo in questo periodo il sole che brilla sul cuore amministrativo e politico del Kazakhstan fa davvero poco per far risalire il termometro. I fiocchi di neve possono cadere anche fino all'inizio di maggio, mentre da metà novembre all'inizio di aprile il fiume Ishim che attraversa la città si congela completamente.
Arriviamo in centro in una giornata limpida, con i grattacieli avveniristici sorti negli ultimi anni che si stagliano nel cielo azzurro. L'aria secca rende il freddo più sopportabile. Dopo un minimo di acclimatamento, con una copertura adeguata, si riesce anche ad ammirare i monumenti e i palazzi progettati da alcuni dei più noti architetti al mondo per la nuova capitale di questo paese in rapidissima crescita economica.
“Siete fortunati: per questa stagione è quasi caldo”, ci dicono sorridendo tutte le persone del posto appena accenniamo alla temperatura rigidissima. Ne parlano con la stessa noncuranza con cui un milanese affronterebbe il tema della nebbia o un palermitano quello del caldo africano e dicono la verità: scendere molto più in basso qui non è affatto inusuale. Il record assoluto di freddo è di -51 gradi centigradi.
Astana è una città che si è adattata a queste condizioni difficili ma sotto certi aspetti indubbiamente affascinanti. Si vive e si lavora normalmente e, spiegano gli abitanti, solo quando si oltrepassano i 30 gradi sottozero ci si preoccupa davvero del freddo. Si privilegiano i luoghi chiusi e ci si copre a dovere, ma in questi giorni si può tranquillamente restare a lato della strada ad aspettare l'autobus o fare una passeggiata sul ghiaccio che ricopre l'Ishim.
Ovviamente, più è solido il conto in banca e minori sono le difficoltà. Tra i passatempi dei più benestanti c'è persino la spiaggia. Nel Khan Shatyr Entertainment Center, un centro commerciale dalle forme futuristiche, ci si può rilassare in costume da bagno grazie alla copertura realizzata con un materiale speciale che assicura un clima caldo anche se fuori infuria la bufera, con tanti saluti al Generale Inverno.
Il secondo giorno la città ci mostra proprio l'altro suo tipico volto invernale. L'azzurro del cielo è scomparso e il tema dominante è il bianco. La neve inizia a cadere, prima delicatamente e a falde larghe, poi sottile e spinta da un vento sempre più rabbioso. Se per qualche ora assaporiamo una temperatura di pochi gradi sottozero, quando dopo il tramonto si aprono le nubi e appare la luna ripiombiamo rapidamente verso i -10 gradi.
Prima nevicava dall'alto in basso, ora i fiocchi iniziano a volare orizzontalmente, alzati dalle raffiche. Nei luoghi più esposti il manto bianco si assottiglia, mentre il turbinio dell'aria gioca a creare accumuli negli angoli e contro alcune pareti degli edifici. La coltre di neve rimane quasi intatta nelle zone più protette, come in alcune aiuole tra gli alberi ai piedi del Baiterek, l'imponente torre alta più di 100 metri che sorge al centro di Astana simboleggiando l'albero della vita. Una vita che, come quella della città, continua indifferente alle condizioni climatiche: quelle stesse aiuole a giugno saranno piene di fiori. Non sarà lunga come in Italia, ma l'estate prima o poi arriverà anche qui.