ITALIA
Una parte deviata dello Stato era a fianco della mafia
Mafia, pentito rivela: "Ex poliziotto mise esplosivo sotto autostrada per strage Capaci"
Si aggiunge un nuovo tassello ai tanti misteri che ancora sono presenti sulla strage di Capaci. La rivelazione avvalora la tesi che fosse attiva una parte infedele e deviata dello Stato che aveva l'intento di fermare Falcone e Borsellino

Cinque procure interessate
E' un nuovo tassello che si aggiunge ai tanti misteri sulla strage di Capaci. Un ex poliziotto avrebbe partecipato alla fase esecutiva della strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. L'ex poliziotto, detto 'il turco' avrebbe messo l'esplosivo sotto l'autostrada per preparare l'attentato di Capaci. Il particolare emerge dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia nisseno, Pietro Riggio. "Sono atti - dice all'Agi il procuratore generale di Caltanissetta, Lia Sava - al vaglio delle procure competenti. Abbiamo depositato questi atti nel processo in appello sia del Capaci Bis sia del Borsellino quater". L'ex poliziotto si sarebbe occupato del riempimento del canale di scolo dell'autostrada con l'esplosivo, operazione eseguita tramite l'utilizzo di skate-board. Ha anche rivelato ai magistrati nisseni che prima aveva paura di eventuali ritorsioni e che per questo in passato non ha mai riferito nulla sulla strage di Capaci. Proprio alla luce di queste nuove rivelazioni, che potrebbero riaprire un nuovo filone d'inchiesta, nei giorni scorsi si è svolta una riunione alla procura nazionale antimafia alla quale hanno partecipato i magistrati delle procure di Palermo, Caltanissetta, Catania, Reggio Calabria e Firenze. Intanto è stata fissata per il 29 ottobre in Corte d'Assise d'Appello, la requisitoria del Capaci Bis. Alla sbarra cinque mafiosi accusati, a vario titolo, di avere partecipato alla strage.
Parola di Riggio
Le dichiarazioni di Riggio sono state rese il 7 giugno dell'anno scorso e il pentito ha detto di non aver parlato fino ad allora perché aveva paura "di mettere a verbale certi argomenti, temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. Ma, adesso, i tempi sono maturi perché si possano trattare certi argomenti". Riggio, condannato per mafia e estorsioni, collabora con la magistratura da 11 anni. Il suo nome compare in inchieste sulla mafia delle estorsioni nissena dalla fine degli anni Novanta.