Il Rosatellum bis
Mattarella promulga la legge elettorale, Di Maio: "In Sicilia votate per noi, sarà uccisa in culla"
"Legge incostituzionale, ora la partita si sposta alla Corte Costituzionale" dice il candidato premier pentastellato

"Abbiamo sempre detto che non siamo d'accordo con la firma di una legge incostituzionale. Ora la partita si sposta alla Corte Costituzionale con il ricorso che abbiamo già presentato". Lo ha detto Luigi Di Maio, candidato premier M5s, incontrando i giornalisti a Palermo, commentando la firma del Presidente della Repubblica al Rosatellum.
"Se gli italiani vogliono mandare a casa quelli che hanno fatto il Rosatellum - ha aggiunto - chiedano ai siciliani di votare per noi e così il Rosatellum sarà ucciso nella culla mandando a casa gli impresentabili con Musumeci".
Da almeno un anno il Presidente della Repubblica aveva chiesto ai partiti di modificare le leggi vigenti che, per la loro diversità tra Camera e Senato, rendevano di fatto impossibile sciogliere le Camere. A nulla sono valsi i tanti appelli di quanti avevano chiesto al Presidente di non firmare una legge frutto di un ampio accordo tra Pd, Fi, Lega e Ap, ma duramente criticata da Mdp, Si e M5s. Questi ultimi, con una lunga lettera dei due capigruppo di Camera e Senato, avevano sottoposto al Capo dello Stato i numerosi rilievi che a loro dire avrebbero giustificato uno stop al Rosatellum. Ora il ricorso alla Corte costituzionale, ma in ogni caso il giudizio non arriverà entro la primavera.
Il Mattarellum "rovesciato"Il Rosatellum bis è una sorta di Mattarellum "rovesciato", un mix tra maggioritario e proporzionale ma dove la quota di proporzionale la fa da padrona: 64% di listini plurinominali a fronte del 36% di collegi uninominali. Sono 20 le circoscrizioni per il Senato, una per ogni regione, mentre sono 28 quelle della Camera. La soglia si sbarramento sia per la Camera sia per il Senato è al 3% a livello nazionale per le liste, mentre è del 10%, sempre a livello nazionale, per le coalizioni. Ci sarà un'unica scheda e non viene concesso il voto disgiunto. C'è la quota di genere (60-40) e la possibilità di un massimo di cinque pluricandidature nei listini proporzionali, ma anche la possibilità per un candidato di presentarsi sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali. Infine, non c'è l'indicazione del 'capo' della coalizione - ovvero del candidato premier - ma è prevista l'indicazione del 'capo' della singola forza politica. Non c'è l'obbligo per la coalizione di presentare un programma comune.