MONDO
L'intervista
Medio Oriente: "Il calvario è a Gaza"
"Una realtà simile all'inferno". Sono queste le parole usate da monsignor Luigi Ginami, esponente della Segreteria di Stato vaticana, che all'AdnKronos ha raccontato la sua esperiena nella Striscia

La vita nella Striscia di Gaza è fatta "di un mosaico di storie dell'orrore che non si riescono a capire, se non vivendo in questa realtà che a tutti gli effetti possiamo paragonare a un inferno". Un'esperienza forte che non può essere addolcita con le parole "Davanti a corpi carbonizzati, al fetore della decomposizione dei cadaveri, alle orrende mutilazioni avviene un fatto fisiologico: si vomita. Io, raccontando questa realtà, vorrei far 'vomitare' coloro che ascoltano con cuore appassionato e pulsante, avvicinandosi a questo nuovo Monte Calvario chiamato Striscia di Gaza".
L'esponente della Segreteria di Stato vaticana ha fondato la onlus 'Amici di Santina' per il sostegno concreto all'infanzia, a Gaza come in Kenya o nelle favelas dell'America Latina e a fine ottobre con un piccolo gruppo di collaboratori ha visitato, o meglio "vissuto" come racconta Gaza e i suoi dintorni; è andato all'ospedale di Shifa, ha incontrato le vittime sopravvissute al massacro di Safa, ha persino avuto un contatto diretto con una famiglia del braccio armato di Hamas, per osservare la realtà da ogni possibile prospettiva.
Tra le tante storie quella di Muhammad Al Silky, abitante palestinese di Safa, piccolo rione del quartiere di Al Shujaiya nella zona orientale di Gaza City. Ha 30 anni, ha perso la gamba destra, non muove più un braccio ma soprattutto racconta Ginami ha perso in un attimo lungo un'eternità tutti e cinque i suoi figli di 3, 5, 7, 8 e 9 anni che un istante prima del bombardamento aereo giocavano sul terrazzo che faceva da tetto alla sua casa. Nei bombardamenti ha perso anche il padre, il fratello con i suoi tre figli. "Quando siamo entrati in quel che resta della sua abitazione Muhammad non ha voluto nulla, nessuna 'elemosina', ma soltanto parlarci, raccontarci la sua vicenda ripercorrendola quasi minuto per minuti fino agli ultimi tragici eventi, rivendicando il diritto di raccontare l'orrore, il terrore, la nausea di una sofferenza che spacca il cuore e il cervello prima ancora che frantumare le ossa e lacerare la carne: raccontare, in una parola, il suo inferno".