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MONDO

La portavoce si rivolge alle istituzioni in Italia ed Europa

Migranti, l'appello della Sea Watch: dateci un porto sicuro e vicino

L'Ong chiede di far sbarcare i 49 migranti salvati in mare più di due settimane fa: "Siamo oltre il limite dell'umana sopportazione"

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Un porto vicino, dove far sbarcare i 49 migranti salvati in mare più di due settimane fa: è la richiesta della portavoce di Sea Watch Italia, Giorgia Linardi, che lancia un appello alle istituzioni in Italia e in Europa perché sbroglino la matassa dell'accoglienza e di una eventuale redistribuzione dei migranti nei Paesi dell'Unione europea. "Il nostro appello è che siano date indicazioni al comandante della nave, di un porto sicuro e vicino, da raggiungere il prima possibile", spiega.   

"Ci chiedono in questi giorni quanto tempo ancora le persone a bordo possono resistere, in realtà la questione è quanto ancora intendiamo prolungarne la sofferenza", afferma Giordia Linardi. "Queste persone sono in mare da 17 giorni, stanno vivendo ammassate in una stanza. La gran parte dorme per terra, non c'è privacy, solo spazi condivisi costantemente. Le condizioni del mare sono variabili, e spesso soffrono per il mal di mare".  Il quadro è questo.

L'esasperazione e la depressione nel vedersi 'rifiutati', 'respinti' da quell'Europa che tanto sognavano ha portato alcuni di loro, almeno tre, a non mangiare né bere, per diversi giorni, come ha raccontato il capo missione. "Poi grazie al convincimento dello staff a bordo hanno ripreso ad alimentarsi. Ma la situazione è critica", insiste la portavoce di Sea Watch, "ieri abbiamo dovuto fare una trasfusione a una persona che era visibilmente disidratata perché non mangiava e non beveva da tutto il giorno". Insomma "gli stati d'umore sono altalenanti. Ma si rischia l'incidente. La situazione sta degenerando e non si sa quello che può  accadere", aggiunge Linardi.

"Chiediamo che una soluzione venga trovata il prima possibile, noi non vogliamo uscire dal quadro legale applicabile al soccorso in mare - precisa - non vogliamo essere costretti ad azioni di forza, non vogliamo costringere il nostro capitano a vagare in mare senza l'indicazione di un posto sicuro dove andare. Per questo motivo stiamo aspettando al riparo nelle acque maltesi, sperando di ricevere presto una soluzione, ma siamo oltre il limite dell'umana sopportazione".
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