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ITALIA

Tre le vittime

Milano, strage al Tribunale. È polemica sui sistemi di sicurezza, come è potuto succedere?

Claudio Giardiello, imputato per bancarotta, è entrato dall'ingresso di via Manara non dotato di metal detector mostrando un tesserino falso. Ha ucciso un giudice, il suo ex avvocato e il coimputato poi è riuscito a scappare dal Tribunale. Esplodono le polemiche su controlli e sicurezza. Lunedì l'interrogatorio di Giardiello e l'autospia dei corpi delle vittime

(Ansa)
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Dopo la strage al Tribunale di Milano, dove sono morte tre persone, scoppia la polemica sulla sicurezza nei Palazzi di Giustizia. Sarebbe stata infatti una "falla" nei controlli che avrebbe permesso a Claudio Giardiello, imputato per bancarotta fraudolenta, di entrare armato in tribunale e poi di muoversi liberamente dentro l'edificio. 
Prima infatti ha aperto il fuoco nell'aula dell'udienza, al terzo piano e ha ucciso l'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e il coimputato al processo per bancarotta, Giorgio Erba. Ha poi rivolto l'arma contro Davide Limongelli ferendolo. Quindi nel momento di massima confusione è sceso al primo piano, ferito il commercialista che era stato consulente nel corso del procedimento poi tornato indietro, al secondo piano, è entrato nella stanza del giudice fallimentare Fernando Ciampi e lo ha ucciso sparandogli due colpi. Fuggito dal Palazzo di Giustizia è stato bloccato a Vimercate.
Oggi per ricordare le vittime le udienze sono state sospese dalle 11 alle 11,30 e nelle aule di tutta Italia osservato un minuto di silenzio. L'interrogatorio di convalida dell'arresto di Giardiello è stato fissato per lunedì prossimo, nello stesso giorno previste anche le autopsie delle vittime.

Esplode la polemica: Come è potuto succedere? 
"In un momento di forte tensione sui magistrati e su tutta la giurisdizione, di fronte a quei morti non possiamo non fare una riflessione sulla solitudine in cui siamo stati lasciati, con gravi falle nella sicurezza" ha detto il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, intervistato stamattina a Radio anch'io.



Il metal detector e il tesserino
Giardiello è entrato dall'ingresso di via Manara, un'entrata riservata al personale, ai magistrati e agli avvocati e che, per questo, non è dotato di metal detector. Il metal detector tolto dopo dei lavori di ristrutturazione non è mai stato rimesso. "Si tratta di un ingresso riservato al personale - ha precisato il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati - che può entrare esibendo i documenti". Per entrare Giardiello avrebbe utilizzato un tesserino falso, come emergerebbe dai filmati delle telecamere di sorveglianza. Sotto accusa finiscono ora questi controlli che non sarebbero così approfonditi come dovrebbero, limitati ad un'occhiata veloce al tesserino. "Ci sono state falle nel sistema di sicurezza - ha ammesso Liberati - ma finora aveva sempre funzionato". Di solito sono in quattro all'ingresso, i vigilantes si difendono: migliaia le persone che accedono ogni giorno da via Manara. Alcuni puntano il dito anche contro il sistema di evacuazione nei casi di emergenza. "Siamo rimasti in balia di noi stessi all'interno della struttura - ha spiegato un avvocato, Emanuele Perego - in una situazione di confusione totale, senza nessuno che ci dicesse cosa fare". 

Sicurezza all'interno del Tribunale
I controlli agli ingressi del Palazzo di giustizia di Milano sono affidati da anni a una società di sorveglianza privata, attraverso una gara d'appalto. Tre ingressi, in via Freguglia, in via San Barnaba e in corso di Porta Vittoria sono dotati di metal detector, chi entra deve svuotarsi le tasche e sottoporsi ai controlli. Altro punto la sicurezza dentro le aule; all'interno dell'edificio solitamente sono in servizio infatti anche alcuni carabinieri, che si occupano dei controlli sui piani dove si celebrano le udienze. Le aule, però, sono presidiate solo quando sono presenti imputati sottoposti a misure cautelari e in molti, ora, chiedono una revisione delle misure di sicurezza all'interno dell'edificio. "Tutti devono essere controllati all'ingresso - ha spiegato un magistrato -, non ci possono essere accessi di serie A e di serie B".



Renzi: "Mandato forte per fare chiarezza"
"Abbiamo dato un mandato molto forte a fare massima chiarezza sulle falle del sistema che ci sono state, perché è impensabile e impossibile che si sia potuto introdurre un'arma in un tribunale". Così il premier Matteo Renzi. "Non è la prima volta che accade ma deve essere l'ultima", aggiunge. "I sistemi di sicurezza del nostro Paese si poggiano su donne e uomini capaci al limite dell'eroismo, ma il controllo non può permettersi di avere buchi e falle come quelli che ci sono stati nel tribunale di Milano. Bisogna accertare chi, come e perché ha sbagliato. Qualcosa non ha funzionato", ha concluso Renzi. "Il governo è pronto a riferire in Aula" sui fatti di Milano, ha poi assicurato il premier. 

Orlando: "Commessi errori gravi"
"Il sistema ha visto compiersi un insieme di errori gravi" che "le indagini dovranno chiarire", ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando nella conferenza stampa convocata a Milano. "Quello che è successo a Milano è qualcosa di gravissimo e inaccettabile, che non doveva succedere", gli ha fatto eco il ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Giardiello ha esploso tredici colpi di arma da fuoco ed era dotato di due caricatori di proiettili calibro 7.65, stando a quanto ha detto il procuratore di Brescia Tommaso Bonanno, capo dell'ufficio che sarà responsabile delle indagini. Giardielli "ha agito con fredda premeditazione".  "Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato". Sono state queste, a quanto riferiscono alcuni testimoni, le prime parole dette da Giardiello subito dopo essere stato catturato dai carabinieri che lo hanno intercettato a bordo del suo scooter vicino a un centro commerciale di Vimercate.  

La testimonianza di un avvocato

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