ITALIA
Avrebbe legami con il potente clan dei Polverino
Napoli. Infiltrazioni della camorra nella politica. Arrestato ex sindaco di Marano
In manette anche un imprenditore e ex dirigente dell’ufficio tecnico del comune

Tre destinatari delle misure cautelari sono indagati, a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio aggravata dalle finalità mafiose per aver favorito il clan Polverino.
Il provvedimento restrittivo è nato da un troncone di indagini del 24 maggio 2017 che aveva portato ai domiciliari di 5 persone tra imprenditori e parlamenti. Avevano collegamenti con esponenti dei Polverino, e il sostegno del boss Giuseppe detto 'o Barone. All’epoca il clan si era aggiudicato un appalto pubblico nelle costruzioni.
Seguendo i soldi, ascoltando gli indagati con le intercettazioni e la dichiarazioni di pentiti le indagini hanno ricostruito il ruolo avuto da parte di figure appartenenti alla amministrazione comunale di Marano e al mondo dell'imprenditoria. Bertini e Santelia, il primo in cambio di 125mila euro versati dai fratelli Cesaro, avrebbero favorito l'aggiudicazione alla società riconducibile a quest'ultimi di un appalto pubblico del valore di oltre 40 milioni di euro.
Simeoli, alias Bastone, imprenditore edile già a processo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, era partecipe dell'accordo corruttivo, e ha monetizzato, celando l'operazione con apparenti attività svolte da proprie societa', 5 assegni bancari per complessivi 62.500 euro, somma poi fatta avere al l’ex sindaco Bertini, a saldo di altri 50mila euro, dati in contanti sempre a Bertini direttamente dai fratelli. Bertini e Simeoli sono inoltre indagati per la realizzazione, tra gli anni 2004-2006, in violazione del Piano regolatore comunale vigente, di un complesso residenziale composto da 27 appartamenti e 9 attivita' commerciali, edificato con l'abbattimento di una vecchia tenuta in stato di abbandono, a Masseria Galeota. I lavori sono stati eseguiti da una società di costruzioni di Simeoli che, per ricevere le autorizzazioni, aveva pagato Bertini.
Santelia, dirigente dell'Ufficio tecnico, gia' a processo per un reato poi prescritto di violazioni in materia urbanistica, su direttive di Bertini, aveva consentito a Simeoli di presentare una semplice Dichiarazione di inizio attività al posto della necessaria concessione edilizia. Contestualmente e' stata data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo di beni per un valore stimato in circa 1 milione di euro.