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ITALIA

Avrebbe legami con il potente clan dei Polverino

Napoli. Infiltrazioni della camorra nella politica. Arrestato ex sindaco di Marano

In manette anche un imprenditore e ex dirigente dell’ufficio tecnico del comune

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L'ex sindaco di Marano, vicino Napoli, Mauro Bertini, 75 anni, oggi consigliere d'opposizione, è stato arrestato per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso per presunti legami con clan Polverino e corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. La misura cautelare riguarda altre due persone, l'imprenditore Angelo Simeoli e l'allora dirigente dell'ufficio tecnico Armando Santelia. L'imprenditore e l'ex primo cittadino, perché ultrasettantenni, sono ai domiciliari. Per Santelia il gip ha disposto la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici per 12 mesi. Bertini già in passato era finito sotto inchiesta in una indagine su rapporti tra la cosca, tra le più potenti ed economicamente forti della Campania, e le amministrazioni locali, ma è stato assolto dalle accuse.
 
Tre destinatari delle misure cautelari sono indagati, a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio aggravata dalle finalità mafiose per aver favorito il clan Polverino.
 
Il provvedimento restrittivo è nato da un troncone di indagini del 24 maggio 2017 che aveva portato ai domiciliari di 5 persone tra imprenditori e parlamenti. Avevano collegamenti con esponenti dei Polverino, e il sostegno del boss Giuseppe detto 'o Barone. All’epoca il clan si era aggiudicato un appalto pubblico nelle costruzioni.
 
Seguendo i soldi, ascoltando gli indagati con le intercettazioni e la dichiarazioni di pentiti le indagini hanno ricostruito il ruolo avuto da parte di figure appartenenti alla amministrazione comunale di Marano e al mondo dell'imprenditoria. Bertini e Santelia, il primo  in cambio di 125mila euro versati dai fratelli Cesaro, avrebbero favorito l'aggiudicazione alla società  riconducibile a quest'ultimi di un appalto pubblico del valore di oltre 40 milioni di euro.

Simeoli, alias Bastone, imprenditore edile già a processo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, era partecipe dell'accordo corruttivo, e ha monetizzato, celando l'operazione con apparenti attività svolte da proprie societa', 5 assegni bancari per complessivi 62.500 euro, somma poi fatta avere al l’ex sindaco Bertini, a saldo di altri 50mila euro, dati in contanti sempre a Bertini direttamente dai fratelli.  Bertini e Simeoli sono inoltre indagati per la realizzazione, tra gli anni 2004-2006, in violazione del Piano regolatore comunale vigente, di un complesso residenziale composto da 27 appartamenti e 9 attivita' commerciali, edificato con l'abbattimento di una vecchia tenuta in stato di abbandono, a Masseria Galeota. I lavori sono stati eseguiti da una società di costruzioni di Simeoli che, per ricevere le autorizzazioni, aveva pagato Bertini.
 
Santelia, dirigente dell'Ufficio tecnico, gia' a processo per un reato poi prescritto di violazioni in materia urbanistica, su direttive di Bertini, aveva consentito a Simeoli di presentare una semplice Dichiarazione di inizio attività al posto della necessaria concessione edilizia. Contestualmente e' stata data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo di beni per un valore stimato in circa 1 milione di euro.
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