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ITALIA

Malasanità

Neonata morta a Catania: per gli ispettori "non fu esposta la gravità del caso"

A Messina c'era un posto letto, ma la struttura non era stata contattata perché fuori distretto. E sulla morte del bimbo di 23 mesi a Trapani ci sono 4 indagati

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Quattro indagati a Trapani per la morte di un bambino di di 23 mesi, Daniel, e nove a Catania per quella della neonata Nicole avvenuta a tre ore dalla nascita. E' la magistratura ad emettere i primi atti nelle vicende di apparente malasanità in Sicilia con degli avvisi di garanzia. Iniziativa dovuta, spiegano dalle due Procure, per poter svolgere un atto irripetibile come l'autopsia e accertare responsabilità penali. A Trapani, per esempio, si cerca di capire se non fosse possibile fare una diagnosi veloce. E di fare luce sulle cause del decesso dopo che al piccolo in ospedale è stato somministrato un antipiretico e dimesso.

Trapani, la rabbia dei parenti
"Un dottore ci ha detto che era un virus e che sarebbe bastata una Tachipirina - racconta distrutto il padre, Gaetano Cesanello - ha lottato un giorno intero per sopravvivere, ma dovevano aiutarlo al pronto soccorso, invece l'hanno rimandato a casa. E poche ore dopo è morto. Adesso devono dirmi perché". Su un altro "livello" si muove invece l'inchiesta avviata dal ministero della Salute. Da giorni hanno avviato accertamenti paralleli che toccano anche altri piani, come quelli organizzativi e strutturali. A partire dal caso della morte di Nicole, la piccola nata il 12 febbraio scorso nella casa di cura Gibiino rifiutata dagli ospedali di Catania perché non c'erano posti e morta nel lungo viaggio in ambulanza verso Ragusa.

Catania, l'indagine della Procura
Per questa inchiesta la Procura di Catania ha indagato, per omicidio colposo, cinque medici della clinica, due delle Utin del Policlinico e dell'ospedale Santo Bambino e un medico e due dipendenti del 118. Prosegue parallela anche l'inchiesta affidata agli ispettori ministeriali, che hanno tenuto un incontro nella sede dei carabinieri del Nas di Catania, con dirigenti del 118 e assessore regionale alla Sanità. I requisiti disposti nel protocollo sono cinque: la stabilizzazione della neonata, i requisiti della clinica, adeguatezza del mezzo di soccorso per il trasferimento, protocolli di comunicazione fra clinica e 118, gestione dei posti-letto nelle unità di terapia intensiva neonatale e in quelle sub intensiva. Ma due particolari sono intanto emersi.

Assessore Borsellino: "Ora fare chiarezza"
Secondo gli ispettori la casa di cura non avrebbe esercitato la pressione sulle unità di terapia intensiva neonatale che hanno contattato per sottolineare la gravità del caso e il 118 avrebbe dovuto inviare, comunque, la bambina nell'Utin più vicina, quella di Messina, che non è stata contattata perché fuori distretto, ma aveva la disponibilità del posto letto. L'assessore Borsellino ha sottolineato che "la commissione è mista ministero-regione" e che "lo scopo è fare chiarezza sull'accaduto e soprattutto stabilire quali siano gli elementi di criticità per evitare che fatti del genere possono verificarsi nuovamente".

Attesa per l'esito dell'autopsia
L'inchiesta penale di Catania, con indagini affidate alla polizia di Stato e alla squadra mobile, è al momento concentrata sul decesso della piccola. L'indagine deve "accelerare" per permettere di eseguire l'autopsia, a Ragusa, dove prima si recheranno i familiari di Nicole per vederla e pregare per lei. Per questo è stata già nominata la commissione di consulenti di parte. Ma c'è un altro aspetto che è al vaglio del procuratore Giovanni Salvi ed è l'eventuale omissione nella messa a disposizione delle unità di rianimazione neonatale: dalle segnalazioni di insufficienza di quelle funzionanti ai meccanismi nelle emergenze. "Certamente nell'inchiesta - ribadisce Salvi - ci occupiamo soltanto di eventuali profili penalmente rilevanti, e non di altro, che è di competenza di Asp e Regione".
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