FOOD
Import
Olio tunisino: per la Coldiretti, rischia 1 impresa italiana su 3
Dalla Tunisia sono già arrivati nel 2015 novanta milioni di chili di olio di oliva, in confronto a una produzione tricolore che si attesta sui 300 milioni di chili.

producono in media 380.000 tonnellate annue di olio 100% made in Italy".
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha osservato che il voto dell'assemblea di Strasburgo è "solo l'ultimo degli attentati al nostro olio". In precedenza, ricorda il ministro, c'era stata la questione dei bollini sui prodotti alimentari decisi dalla Gran Bretagna: "In quel caso - rileva Lorenzin - era stato deciso un 'bollino rosso' per il nostro olio di oliva, ma un 'bollino verde', ad esempio, per la coca cola".
Intanto dalla Tunisia sono già arrivati nel 2015 novanta milioni di chili di olio di oliva, a fronte di una produzione tricolore che si attesta sui 300 milioni di chili. Con il via libera finale da Strasburgo, si prevede una quota aggiuntiva di import dalla Tunisia senza dazi nella Unione Europea di 35.000 tonnellate in più all'anno di olio d'oliva, che vanno ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall'accordo di associazione Ue-tunisia.
"Cifre che - sottolinea la Coldiretti - hanno fatto della Tunisia nel 2015 il terzo esportatore, dopo la Spagna e la Grecia, con il totale degli arrivi che è stato pari a 538 milioni di litri. Parallelamente all'aumento delle importazioni extracomunitarie dalla Tunisia, in italia nel 2015 sono quadruplicate le frodi nel settore degli oli e dei grassi, con un incremento record del 278 per cento rispetto all'anno precedente".
"Nel 2015 sono stati effettuati dai Nas sequestri nel settore degli oli e grassi per 29,5 milioni di euro, con 58 persone segnalate all'autorità giudiziaria e 345 segnalate all'autorità amministrativa, a fronte di 2.691 controlli. Il rischio concreto in un anno importante per la ripresa dell'olivicoltura nazionale - commenta Coldiretti - è dunque il moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali, per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati, a danno dei produttori italiani e dei consumatori".