POLITICA
L'intervista
Orlando: "Sulla giustizia niente patti con Berlusconi e fare presto sul voto di scambio"
"Al primo posto un intervento per rafforzare gli strumenti di contrasto alle mafie. Introduciamo il reato di auto-riciclaggio e ci saranno norme per rafforzare la confisca dei beni e una riforma per rendere più efficace il meccanismo per sciogliere e commissariare i comuni infiltrati”. Poi, spiega il ministro, “proporrò una riforma organica, ma prima ancora un intervento su ciò che precede e segue il processo civile stesso"
Intervistato da Repubblica, il ministro della giustizia del governo Renzi mostra tutto il fastidio che prova quando gli si domanda di Berlusconi. Orlando vorrebbe parlare di aspetti più tecnici e, soprattutto, della questione carceri che gli sta particolarmente a cuore. “No, la prego, non mi parli di Berlusconi. Non è possibile che ogni intervista sulla giustizia diventi un'intervista su Berlusconi...”. Ma all’indomani dell’incontro tra il Presidente Napolitano e Silvio Berlusconi e, alla vigilia della decisione dei giudici in merito alla pena che l’ex cavaliere dovrà scontare, la questione non può essere evitata. “Il presidente Napolitano – dice Orlando - si è assunto un difficilissimo ruolo in questa fase per garantire il dialogo tra tutte le forze politiche, che è la condizione necessaria per affrontare la crisi istituzionale ed economica. E non credo che sia compito del ministro della Giustizia commentare decisioni che addirittura devono ancora essere assunte”.
La figura di Berlusconi incombe però anche sulla riforma della giustizia. Per la legge elettorale e per la riforma del titolo V si è adottato uno schema che prevedeva una collaborazione/accordo con le opposizioni. Schema che, a sentire il ministro, non verrà replicato per il titolo IV. “Penso che per riformare la giustizia nel nostro Paese si debba partire da una proposta della maggioranza di governo, su cui confrontarsi poi con tutte le forze politiche”. Per fare le riforme poi, sottolinea Orlando: “Esistono diversi interventi strutturali. Ma è impossibile metterli in campo se prima non si rimuovono alcuni macigni rappresentati dalle emergenze che segnano pesantemente il servizio giustizia. Parlo delle emergenze esplosive che mi sono ritrovato sul tavolo e che bisogna affrontare subito, a cominciare dal carcere, dove non solo l'Italia rischia una pesante condanna Ue, ma soprattutto continua a non attuare l'articolo 27 della Costituzione che certifica la pena come rieducazione”.
E proprio la situazione delle carceri italiane è uno dei ‘pallini’ del ministro. Il Parlamento sta varando misure che faranno calare i detenuti. “Sono norme che ridefiniscono il modello penitenziario e affrontano in modo più avanzato il tema della custodia cautelare. Gli ultimi dati, che non autorizzano nessun trionfalismo, parlano però di un miglioramento della situazione. Nel 2009 i detenuti in attesa di giudizio di primo grado erano 21mila, oggi sono 10.471. Le persone con misure alternative erano 9.290, a fine 2013 sono state 24.616. Le norme però non bastano – spiega il ministro - se non si snelliscono le procedure. Esistono molti accordi per il rimpatrio dei detenuti, ma sono stati utilizzati pochissimo. Stiamo lavorando per migliorare e accelerare il rimpatrio, tenendo conto che in Italia, a oggi, gli stranieri sono circa il 30-40% del totale. Solo del Marocco, dove sono appena stato, ci sono 4mila detenuti. In queste settimane abbiamo impostato accordi con le Regioni che consentiranno di trasferire in comunità circa 500 tossicodipendenti”.
Passando alle prossime mosse che il ministro ha in mente, Orlando spiega: “Al primo posto c'è un intervento per rafforzare gli strumenti di contrasto alle mafie. Innanzitutto introduciamo il reato di auto-riciclaggio, che la magistratura sollecita da anni. Ci saranno norme per rafforzare la confisca dei beni e una riforma per rendere più efficace il meccanismo per sciogliere e commissariare i comuni infiltrati”. Poi, continua Orlando, “proporrò una riforma organica, ma prima ancora un intervento su ciò che precede e segue il processo civile stesso. Offriremo al cittadino soluzioni che gli eviteranno di ricorrere al giudice per risolvere le controversie. Una svolta sarà quella dell'esecuzione delle decisioni del giudice in cui saranno eliminati i tempi morti”. Un esempio? “Se due coniugi vorranno divorziare o separarsi, e se non ci sono figli minori coinvolti, per definire la loro situazione non dovranno più andare davanti al giudice, che si limiterà a omologare la decisione assunta privatamente tra le parti”.
Venendo all’attualità ieri, il 3 aprile, la Camera ha approvato in terza lettura le norme che riguardano il voto di scambio e che ora dovranno tornare al Senato. “Sul voto di scambio tra politica e mafia il Parlamento ha trovato un accordo per recepire alcune osservazioni venute da più parti al testo del Senato e per far sì che le modifiche non compromettano la sua entrata in vigore prima della prossima campagna elettorale. Il governo ritiene fondamentale la tempestiva entrata in vigore della norma”.