MONDO
Il primo viaggio africano del Pontefice
Il Papa in Uganda ai giovani: "La preghiera è l'arma più forte". Prossima tappa Bangui
In spirito ecumenico, sulle orme dei martiri ugandesi, ha chiesto ai giovani se sono "disposti a rinunciare all'odio per l'amore". Si è schierato a fianco dei poveri e sofferenti - dai malati di Aids ai bambini soldato. Domenica mattina l'aereo papale decollerà verso Bangui, nella tormentata Repubblica centrafricana

"È un po' stanco - ha osservato padre Lombardi - è stata una giornata molto densa, è stanco ma ha fatto con l'entusiasmo usuale il suo servizio, anche nell'incontro spontaneo con i vescovi". A fine giornata, il Pontefice in un tweet ribadisce la sua vicinanza al popolo africano.
Nutro grandi speranze per l'Africa e per il grande raccolto di grazia che Dio sta preparando in mezzo a voi!
— Papa Francesco (@Pontifex_it) 28 Novembre 2015Domenica mattina l'aereo papale decollerà verso Bangui, nella tormentata Repubblica centrafricana. Meta desiderata e altamente simbolica: il Papa alle 17 aprirà la porta santa della cattedrale di Bangui - di fatto anticipando l'inizio del Giubileo dalla periferia del mondo, e dal centro di una delle peggiori crisi umanitarie dell'Africa. E vuole incontrare la comunità musulmana nella moschea della zona tristemente nota per essersi trasformata da quartiere di pacifica convivenza a teatro di scontri e distruzioni.
Impressionanti le dimensioni del dramma umanitario che vivono i 4,6 milioni di centrafricani, di cui 2,3 milioni sono bambini: circa 440 mila sfollati all'interno del paese e altri 450 mila rifugiati nei paesi confinanti. L'Unhcr parla di 75 mila centrafricani nei campi profughi, il Pam di 1,3 milioni di persone a rischio fame a causa delle violenze e della scarsità dei raccolti. Secondo l'Onu in Centrafrica negli ultimi mesi è più che raddoppiato il numero dei bambini soldato, raggiungendo le seimila unità. Per la popolazione centrafricana sofferente, non solo per i cattolici, che sono il 37,3 per cento, la visita del Papa è un momento attesissimo.
Forse l'esito delle elezioni presidenziali - fissate prima in ottobre, poi slittate a dicembre - potranno ridimensionare la crisi attuale. Al momento c'è un presidente di transizione, Catherine Samba-Panza. Il conflitto è cominciato per la gestione autocratica del potere da parte del presidente, il generale Francois Bozizè. I suoi metodi hanno provocato la ribellione "Seleka", un'alleanza eterogenea di insorti guidati dal leader musulmano Michel Djotodia e formata in parte da mercenari musulmani ciadiani, libici e sudanesi. Nel 2013 Bangui è stata occupata dai rivoltosi che dilagano in tutto il Paese. Le bande degli insorti compiono saccheggi e massacri su larga scala contro i cittadini non musulmani.
L'esasperazione della popolazione, soprattutto nelle campagne, fa risorgere un antico movimento di autodifesa contadina contro il banditismo noto come antibalaka. I seleka si definiscono islamici, gli antibalaka si definiscono cristiani: entrambi commettono atrocità indicibili e portano il Paese verso il genocidio. Nel 2014 l'Onu autorizza l'invio di caschi blu per integrare la forza di pace dell'Unione Africana e della Francia, portando gli effettivi a 13 mila.
Alcune settimane fa, già prima degli attentati di Parigi, il contingente francese afferma che non è possibile garantire la sicurezza del Papa, ma Bergoglio non cancella la tappa in Centrafrica.