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SALUTE

Parkinson, neuromodulatori ma anche terapia chirurgica

Si cercano nuove strade terapeutiche per affrontare la Malattia di Parkinson, 250mila i malati in Italia, 6000 nuove diagnosi l’anno. Oltre alla terapia tradizionale col levodopa, si cercano farmaci immunologici e anche la stimolazione profonda di alcune aree cerebrali con la chirurgia. Eugenio Parati, Direttore della Unità Operativa Malattie Cerebrovascolari della Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Neurologico “Carlo Besta” di Milano

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Il Parkinson fa parte di un gruppo di malattie chiamate “disturbi del movimento” perché coinvolge il controllo dei movimenti e dell'equilibrio e si manifesta quando la produzione di dopamina nel cervello cala consistentemente.

La malattia oggi è presente in tutto il mondo ed in tutti i gruppi etnici, in entrambi i sessi, con una lieve prevalenza maschile. L'età di esordio è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5 % dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 40 anni. Dopo i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione, dopo gli 85 anni il 3-5%.

Non esistono ancora farmaci in grado di prevenire o rallentare o guarire la malattia di Parkinson. Esistono però terapie chiamate “sintomatiche” che riescono a controllare i sintomi per molti anni. Sono la terapia farmacologica, basata principalmente sulla somministrazione di levodopa (che nel cervello viene trasformata in dopamina), di dopaminoagonisti, e di inibitori delle MAO e delle COMT, e la terapia chirurgica , cioè la stimolazione cerebrale profonda o DBS. Sono terapie che oggi vengono modellate sulle esigenze del singolo paziente. Anche l’allenamento motorio quotidiano migliora i sintomi del Parkinson. E questo lo confermano, oltre che la pratica clinica, anche i numerosi studi scientifici che si sono concentrati sulla riabilitazione motoria.

Oggi, grazie all’avanzamento della tecnologia, sono in via di sviluppo nuove modalità di somministrazione dei farmaci, che sfrutteranno nuove vie come la transdermica e la transmucosale. Si continua a lavorare sulla terapia genica, con risultati incoraggianti, e sulle cellule staminali. E si stanno studiando nuove molecole interessanti perché moduleranno sistemi neurotrasmettitoriali differenti da quello dopaminergico ma ugualmente implicati nel controllo motorio. La commercializzazione e la ricerca di queste molecole nei prossimi mesi ed anni ci riservano delle grandi speranze.

Dalla farmacologia passando attraverso la neuromodulazione e gli innovativi device per la neuroriabilitazione, segnaliamo un nuovissimo capitolo di ricerca, quello relativo allo studio del microbiota intestinale e alle implicazioni nella neurodegenerazione alla base della malattia di Parkinson. Anche questo filone di ricerca potrebbe condurre a risultati interessanti e applicabili in tempi brevi.
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