Il mea culpa
Pedofilia, 34 vescovi cileni rassegnano le dimissioni in blocco: da noi gravi errori e omissioni
Deciderà il Papa se confermarle. La decisione dei vescovi arriva in seguito allo scandalo e agli insabbiamenti emersi nell'inchiesta compiuta dall'arcivescovo di Malta Charles E. Scicluna

"Vogliamo comunicare che tutti noi vescovi presenti a Roma, per iscritto, abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno". Lo fanno sapere i vescovi cileni al termine degli incontri avuti con papa Francesco in Vaticano dopo la crisi della Chiesa cilena per lo scandalo pedofilia.
"Ci mettiamo in cammino - continuano i vescovi cileni -, sapendo che questi giorni di dialogo onesto hanno rappresentato una pietra miliare di un profondo processo di cambiamento guidato da papa Francesco. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato, per dare nuovo impulso alla missione profetica della Chiesa in Cile, il cui centro sarebbe sempre dovuto essere in Cristo".
"Desideriamo - concludono - che il volto del Signore torni a risplendere nella nostra Chiesa e ci impegniamo per questo. Con umiltà e speranza chiediamo a tutti di aiutarci a percorrere questa strada".
Chiediamo perdono, ringraziamo le vittime
"Dopo tre giorni di incontri con il Santo Padre e molte ore dedicate alla meditazione e alla preghiera - affermano i vescovi cileni in una dichiarazione alla stampa -, seguendo le sue indicazioni, desideriamo comunicare che anzitutto ringraziamo papa Francesco per il suo ascolto paterno e la sua correzione fraterna. Ma, soprattutto, vogliamo chiedere perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio e al nostro Paese per i gravi errori e le omissioni da noi commessi".
"Ringraziamo - continua la nota - anche mons. Scicluna e il rev. Jordi Bertomeu per la loro dedizione pastorale e personale, nonché per lo sforzo investito nelle ultime settimane per cercare di sanare le ferite della società e della Chiesa del nostro Paese".
"Ringraziamo le vittime - prosegue il testo - per la loro perseveranza e il loro coraggio, nonostante le enormi difficoltà personali, spirituali, sociali e familiari che hanno dovuto affrontare, unite spesso all'incomprensione e agli attacchi della stessa comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il loro perdono e il loro aiuto per continuare ad avanzare sul cammino della guarigione delle ferite, perché possano rimarginarsi".