MONDO
Morti 65 civili, ieri l'attacco alla città siriana
Raid dell'esercito siriano su Aleppo: 85 vittime
Lo riferisce l'Osservatorio siriano dei diritti umani che aggiunge: "Dall'inizio del conflitto 136mila vittime". Il raid - riferisce l'organizzazione - molto probabilmente è stato condotto dell'esercito di Assad che ha lanciato barili imbottiti di esplosivo sui quartieri orientali della città controllati dai ribelli

Osservatorio siriano dei diritti umani: da inizio conflitto 136mila vittime
Violenza inaudita: gli elicotteri hanno lanciato barili imbottiti di esplosivo sui quartieri orientali della città controllati dai ribelli. Sempre ieri l'ossservatorio aveva stilato un nuovo bilancio delle vittime del conflitto: seimila solo nell'ultimo mese. Il numero totale dei morti - non verificabile in modo indipendente - arriva così a 136.000. Le vittime non identificate sono 2.824. "Quarantasei civili si sono trasformati in martiri" ha detto Rahmane, sottolineando che sono stati lanciati "barili pieni di esplosivo da elicotteri dell'esercito su alcuni quartieri orientali di Aleppo". L'Unione europea, gli Stati Uniti e la Lega Araba hanno condannato l'uso di queste armi che Human Right Watch ha definito "illegali". In dicembre, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha espresso la sua "indignazione di fronte ai raid aerei del governo siriano, in particolare quando vengono utilizzate armi pesanti come i 'barili di esplosivo'". Secondo l'Ong siriana tuttavia, le truppe di Assad hanno continuato a fare ricorso a questo tipo di armi nei raid aerei quasi quotidiani contro Aleppo. Anche questa mattina si era avuta notizia di intensi scontri armati tra ribelli e forze lealiste siriane nella regione sud-occidentale siriana di Qunaytra, a ridosso delle Alture del Golan occupate da Israele.
Secondo fonti locali, gli insorti hanno costretto alla ritirata l'esercito di Damasco dal villaggio di Ayn al Abed, ma l'aviazione del regime ha risposto con ripetuti bombardamenti con barili-esplosivi. Altri intensi combattimenti si sono registrati poco più a nord, tra la diga Kudana e il lago Bariqa, a pochi chilometri dalla linea di separazione tra il territorio siriano e l'area controllata dalla missione Onu (Undof).